— Non ho avuto coraggio... mi avrebbero messa alla tortura... Bisogna vedere quello che fanno... Credevo di diventar pazza... Se aveste visto... Ma lui (e accennava il ferito), lui è stato un Dio... ha sofferto tutto... non ha detto una parola! non una parola!

— Trascinate questi vigliacchi ai piedi della loro vittima! — gridò il capitano.

I carabinieri trascinarono i tre briganti dinanzi al ferito, a cui era stata fasciata la testa con una pezzuola che gli cuopriva il viso.

— Son qui io! — gridò il capitano, chinandosi verso l'infelice, che cominciava a ridar segni di conoscenza; — sei salvo! sei in mezzo ai tuoi compagni! fatti coraggio! guarda! i tuoi assassini sono inginocchiati davanti a te! —

Il carabiniere alzò lentamente la testa e si scosse tutto. Poi stese una mano, la posò sulla testa del capo dei briganti, la ritrasse, sorrise colla bocca insanguinnata — sporse il capo innanzi — e gli sputò sulla faccia.

— Cos'è questo? — dimandò il capitano, raccogliendo un non so che bianco e molle che gli era parso veder cadere dalla bocca del disgraziato.

— ... La... risposta... al colonnello... — rispose il ferito con un filo di voce.

— Al colonnello di San Severo? La mia risposta? Quella che t'ho data questa mattina? —

Il carabiniere accennò di sì.

Il capitano si slanciò su di lui, gli mise un braccio intorno al collo e lo baciò sulla fronte; poi balzò in piedi e gridò ai suoi soldati: — Inchinatevi davanti a questo valoroso, figliuoli! Egli portava al colonnello la mia lettera che annunziava la nostra partenza, l'ora e dove andavamo; se i briganti la leggevano, eran salvi; la mise in bocca, e non parlò per non tradirsi, e sopportò i tormenti in silenzio! È un eroe! È un martire! È un'anima grande!