— Mah! — soggiunse l'amico allontanandosi; — ora ci sei tu nelle peste: una volta per uno. —

Carlo si morse le labbra e tirò innanzi per la sua strada.

La voce s'era sparsa pel villaggio, egli era conosciuto, tutti lo guardavano. Qualcuno di quelli che avevano domestichezza con lui, vedendolo passare, si faceva sull'uscio della bottega, e gli gridava: — Si va, eh? — Altri, sogghignando, dicevano: — E' darà giù quella superbia! — E le ragazze: — Ora si vuol vedere Camilla! — Egli non guardava nessuno, ma si sentiva addosso, per così dire, gli sguardi di tutti; e in quel momento lo opprimeva assai meno il pensiero di dover andare a far il soldato, che l'immagine di tutti quei sogghigni della gente a cui era antipatico. — Se vi potessi pigliare uno alla volta! — brontolava, premendo il manico del coltello. Andò a parlare al Sindaco, rilesse l'elenco dei coscritti, e tornò a casa ch'era buio. Entrando, vide Camilla in un canto che piangeva, e allora, ricordandosi del modo brutale con cui le aveva dato la notizia della disgrazia, ne sentì rimorso, se le avvicinò e le disse piano: — Non c'è mica da disperarsi, poi.... Non è ancora sicuro.

— Come non è sicuro? — gridò la ragazza maravigliata.

— C'è anche la seconda categoria. — La ragazza stette pensando: seconda categoria, numeri alti, numeri bassi, quaranta giorni, — tutte queste idee le si affollarono nel capo confusamente.

— Mi potrebbe toccare il numero alto, — disse ancora Carlo.

— E allora non andresti! — esclamò Camilla.

— Ci andrei per quaranta giorni.

— Ma è proprio vero! — gridò la giovane con uno slancio di gioia.

— Sì; ma bisogna aver fortuna! — rispose Carlo.