— Piacere! Ma, Carlo! Possibile che tu non possa dirmi una parola senza farmi male al cuore? Non mi conosci ancora? Da quando mi hai dato la notizia, sette giorni fa, non ho più avuto un momento di pace, tu lo sai; non ho fatto che piangere e disperarmi... e poi guardami in viso, come mi son ridotta; vedi che non penso che a te, che ti sto sempre accanto, che appena ti vedo allegro mi consolo, e ogni volta che mi dici una parola trista, cambio di colore; e in ricompensa della vita che faccio, invece d'incoraggiarmi, di mostrarmi almeno un po' di compassione, mi dici che ho piacere che tu parta!

— Non ho detto questo, io.

— L'hai detto e poi... Dubiteresti di me forse? Vuoi ch'io ti prometta che per tutto il tempo che starai lontano non guarderò in viso nessuno, nemmeno per un momento, come se non avesse gli occhi? Io son capace di farlo, faccio magari un voto, io; tu non mi conosci ancora, vedrai. Io son donna da venir qui, in questo posto, tutte le sere, cinque anni di seguito, come se tu ci fossi sempre. Cinque anni? dieci, quindici anni ti aspetterei, senza lamentarmi; senza farti mai il più piccolo torto, nemmeno col pensiero. Ma purchè io sappia che tu sei in paese, che non giri pel mondo come un disperato, che non c'è nessuno che ti cerca, che fai il tuo dovere. Tutti gli altri vanno... Carlo, tu puoi capire quanto mi costa dire questa parola; eppure sento che è mio dovere di dirtela, e te la dico con tutto il cuore, senza esitare, anzi, guarda, con una certa soddisfazione, come se fosse la parola di una preghiera: Va tu pure! —

Quando siamo ostinati in un proposito, e specie in un proposito tristo, la parola di chi vuol persuaderci a staccarcene, quanto più è amorevole e dolce, tanto più indurisce l'ostinazione e inasprisce la resistenza.

— Va! va! — proruppe il giovane, scrollando le spalle; — s'ha un bel dire: Va, quando si sta a casa! bisogna sapere che razza di vita è quella che si va a fare!.... Va!

— Non t'impazientire, Carlo; sa Iddio se io m'immagino che sia una bella vita! Per quanto sia brutta, non lo sarà certo quanto pare a me; ma pure bisogna farsi animo. O che la vita che andresti a fare fuor di paese sarebbe meglio? Ce ne sono state dell'altre ragazze che discorrevano con giovani che dovevano andare soldati; ne conosco io più d'una, le conosci anche tu. Ebbene, i giovani sono partiti, sono stati lontani parecchi anni, qualcuno è anche andato alla guerra. Le ragazze li aspettarono; in tutto quel tempo vissero ritirate; finalmente quelli tornarono, si volevano più bene di prima, si sposarono, e ora vivono in pace, senza rimorsi. Io non credo che sarebbero così contenti, se fossero fuggiti, anche nel caso che avessero potuto tornare. E la vita del soldato non era mica più brutta allora che adesso.... E poi se tu fossi uno di quei deboli, come Pietro, il figlio del fornaio, che non ha potuto resistere, e dicono che è morto in una marcia, non direi; ma sei robusto, (lo guardò), e staresti anche bene.

— Sì, sì, tutte buone parole, — rispose il giovane con un leggiero sorriso; — ma non fanno al caso: io non parlo di fatiche, io non ho paura della fatica. Gli è questo qui, — e si picchiava sul cuore, — che non se la sente di fare il soldato. Io non son fatto per servire, ecco. I signori qui accanto m'avevano fatto la proposta di andare in città, e a che patti! Hai visto se ho accettato; è il mio carattere, cosa vuoi? coi superiori non me la dico, è impossibile. Figurati la schiavitù del soldato! Mi sgridano, rispondo, e sai cosa succede. Io so che vita è, me l'hanno detto, e poi tutti lo sanno; va una volta in piazza d'armi e lo saprai anche tu. Io sento che se vado non torno; non è una vita per tutti, tant'è vero che c'è di quelli che s'ammazzano dalla disperazione. Andrei a lavorare nelle miniere, piuttosto; andrei magari qui alla fabbrica di vetri, dove si sta tutto il giorno davanti alle fornaci, e si perde gli occhi; andrei dove tu vuoi, anche a crepare; ma a fare il soldato, no, non posso, è inutile, son fatto così: servire non è il fatto mio.

— Servire! — disse timidamente la ragazza; — io non so, ma... per quello che sento dire, e che pare anche a me, il soldato fatica e corre anche dei pericoli; ma non serve nessuno. Chi serve?

— Tutti! — gridò il giovane, — tutti serve!.... Chi serve! —

Camilla tacque un momento, e poi disse a fior di labbra, incertamente, come si dicon le cose sentite dire, più perchè ci son rimaste negli orecchi, che per averle capite:... — Serve il Re.