— Un'altra ora! — rispose Carlo, cercando in sè stesso una risposta; — il Re! Già, è sempre lì in caserma a far da protettore, il Re! È lì a farti far giustizia, quando ti maltrattano a torto; a farti dare del pane buono quando te lo danno colla muffa; e a far capire ai medici, quando ti curano, che sei carne di cristiano? Ne sa dimolto il Re!
— Io non so; ma ho anche sentito dire che fare il soldato... è un onore.
— Ah, povera te, un onore! L'onore è per quelli che comandano, e hanno i galloni d'oro e le tasche piene di quattrini; ma per il povero contadino che va lì a sgobbare quel tanto e poi chi s'è visto s'è visto, non c'è onore che tenga. Sai cosa c'è? C'è i ferri corti, cara mia; ecco quello che c'è. E poi... (qui abbassò la voce e riprese con accento molto significativo) tu non sai che vita fanno i soldati. —
La ragazza lo guardò un momento incerta, come se non avesse capito, e poi, abbassando gli occhi, mormorò:
— A me mi pare che chi vuole, può portarsi bene da per tutto.
— Già! Hai sempre una buona ragione da dire, tu! Tu accomodi tutto! Tu vedi tutto bello!
— E tu non vedresti tutto tanto brutto — rispose Camilla con una certa vivacità, — se non ci fosse chi ti fa vedere in quel modo!
— So di chi vuoi parlare, non è vero, e non dire una parola di più!
— Ma come vuoi ch'io parli allora? — proruppe essa con una voce, in cui si sentiva il tremito dell'indignazione; e intanto le si gonfiavano le vene del collo bianco e sottile. — Io ti dico quello che sento, quello che mi dice il cuore e che mi par il tuo bene, e tu vai in collera! Vuoi ch'io ti dica per forza quello che pensi tu? Comandami! minacciami! Ma col cuore non me lo farai dire, non lo dirò mai, mi ripugna... non posso!
— Ebbene! — disse Carlo con una voce che pareva tranquilla, ma con un viso che la fece tremare; — vado, te lo prometto, vado; ma... sentimi bene, te lo dico prima, e sta sicura che terrò la parola: io non sono uno di quelli che si lasciano mettere il piede sul collo, io ci ho del sangue nelle vene... mi conosci; ebbene, io, la prima volta che un superiore mi fa una prepotenza, o mi dice una brutta parola, o mi mette le mani addosso, fossimo anche in mezzo alla piazza d'armi, in mezzo alla strada, in presenza di cento persone, di te, del tuo Curato, dei tuoi parenti, di chi diavolo vuoi, com'è vero Dio gli spacco la testa col calcio del fucile, e segua quel che vuol seguire! —