Camilla si coperse il viso con orrore; egli la guardò di traverso, con quello sguardo di compiacenza bestiale che misura la ferita aperta dalla parola: ma quasi nello stesso punto, per uno di quei rapidi mutamenti del cuore che non sono rari in quelle nature violente, si commosse alla vista di quella poveretta che singhiozzava, come se il petto le si volesse spezzare.
— Camilla! — gridò con voce amorevole.
— Sì! — essa prese a dire singhiozzando, — vogliate bene a un giovane, consacrategli tutto il vostro cuore, soffrite, tremate, consumatevi per lui; tutto questo colla speranza che, quando egli si trovi in un momento difficile, vi dia la consolazione di vedere che ha bisogno di voi, che gli potete riuscir utile, confortarlo, incoraggiarlo; sì, illudetevi; quel momento verrà, farete quanto potrete per persuaderlo a non mancare ai suoi doveri: ebbene, allora, per ricompensa del vostro affetto, egli vi risponderà che vuol fare... — e soggiunse a fior di labbra — l'assassino! — e diede in uno scoppio di pianto più forte.
Carlo si chinò e la prese per una mano; essa approfittò di quel momento per gridargli con voce supplichevole: — Promettimi che andrai! — e l'afferrò per le braccia.
— Camilla! — esclamò egli, svincolandosi e allontanandosi rapidamente; — sono un disgraziato! —
Camilla fece cenno che si fermasse, Carlo scomparve; allora essa riabbassò il capo piangendo. In quel punto la scosse il suono d'una voce lieta e amorevole che domandava: — Cosa c'è?
— Ah! il signor Curato! — esclamò Camilla. — Ho tanto bisogno di lui, è buono, gli dirò tutto, mi farà coraggio, sia ringraziato il cielo! —
E corse verso il vecchio prete colla confidenza e colla serenità d'una bambina.
IX.
Carlo e Marco s'incontrarono due ore dopo in una strada del villaggio.