— Ho pensato una cosa, — disse Marco. — Sai in che mani t'hai a mettere per quell'affare?

— Che affare? —

Marco fece un atto come per accennare un paese lontano.

— Hai capito.... Ebbene, sai in che mani t'hai da mettere se vuoi uscirne bene? Te la do in cento a indovinare. Già non saresti il primo ch'è passato per quella strada.... ma in specie ora che il battibecco è più forte: se lui vuole, tra loro si scrivono di parrocchia in parrocchia, ti trovi al sicuro prima d'accorgertene. Tu devi andare da lui, dirgli il caso in cui ti trovi, e dargli una tastatina così alla larga, senza arrischiarti. Se vedi che cede subito, e tu batti, fin che il ferro è caldo; se fa l'indiano, avanti lo stesso, non è che una finzione per non compromettersi il primo; se poi nega, addio, è galantuomo, non ti tradisce, la peggio sarà di non averne cavato nulla.

— Ma di chi parli?, — domandò Carlo.

E l'amico fece intorno al capo un gesto buffonesco che voleva rappresentare un cappello da prete.

X.

Il Curato, che gli abitanti del villaggio chiamavano famigliarmente don Luigi, era un vecchietto d'una settantina d'anni, piccolo e nervoso, con due occhietti vivissimi, che leggevano nelle anime, — dicevano le divote, — come in un libro stampato; buon uomo e buon prete, indulgente in confessionale, allegro a tavola, di viso rosso, di capelli bianchi e di opinioni politiche tricolori; non diverso nella vita e nei modi dagli altri curati di quelle campagne; dai quali però era tenuto in pregio per una certa tintura di buone lettere, di cui aveva dato prova anni addietro in parecchi sonetti dedicati all'arcivescovo e lodati da un giornale della provincia come “fiori di buona poesia non meno commendevoli per la nobiltà della forma che per la robustezza dei concetti„. Lo sguardo pieno di benevolenza e la voce dolce temperavano la severità dei suoi lineamenti e la rigidezza della sua andatura che gli davano un po' l'aria di un maggiore giubilato. Ed era aperto e affabile con tutti, e tutti gli volevan bene; Camilla, in ispecie, la quale aveva preso con lui una grande domestichezza, perchè, stando di casa vicino alla chiesa, aveva occasione di vederlo spesso e di parlargli lungamente. Corse perciò da lui a dirgli ogni cosa, della leva, dei disegni di Carlo e delle sue paure, scongiurandolo che tentasse d'indurre il giovane a mutar consiglio, se non voleva vederla morir di dolore. Il curato le promise di fare quanto poteva, e soggiunse che avrebbe cercato Carlo egli stesso prima di sera.

Un'ora dopo Carlo picchiava all'uscio del prete.

Non sapeva ancora cosa avrebbe detto, non aveva neppur pensato al modo di cominciare, si sentiva in cuore una grande trepidazione. Entrò e si fermò in un angolo della stanza col cappello in mano.