A Candida nulla sfuggiva; essa aveva notato quella crescente inquietudine di suo fratello: sospettò di qualche imprudenza d'Iride e risolvette d'impedire a qualunque costo che la cosa finisse peggio. In quella la zia ricevette una lettera che annunziava di lì a due giorni l'arrivo di suo nipote Carlo, il marito d'Iride. Candida, a quella notizia, si turbò. Carlo così sospettoso, era impossibile che non s'accorgesse di nulla! E con que' suoi modi duri e violenti, che cosa non sarebbe potuto seguire! Perciò si mise a cercare un'occasione di trovarsi sola con Furio per qualche tempo, per potergli tenere un discorso lungo e serio. Ma Furio, accorto, ogni volta ch'essa riusciva ad afferrarlo, le sguisciava di mano, e scappava a nascondere la sua “casta porpora„ in qualche cantuccio solitario.
XX.
La sera dopo, ch'era quasi già buio, dopo aver aspettato inutilmente che Iride scendesse dalla sua camera, Furio uscì di casa e andò a sedersi davanti alla statua. Due ore prima, incontrandolo per la scala, Iride gli aveva preso il mento fra il pollice e l'indice, e gli aveva detto: — Come va, piccino? — E lui, sceso giù, sera scarmigliato i capelli con tutt'e due le mani, in furia, così, non ne sapeva il perchè nemmeno lui... per sfogo.
— Iride! — diceva egli alla statua con voce stanca, come sognando, ed era già buio fitto; — io non posso più... ti voglio troppo bene; se sapessi quel che provo qui! Io ti farei il servitore, guarda; andrei a mettermi sotto i tuoi piedi, quando monti in carrozza. Se mi dicessero: — Fatti tagliare un dito e Iride ti vuol bene, — io mi farei tagliare il dito, e starei sempre accanto a te. Cara! con quei begli occhi grandi, e i capelli biondi, e buona. — E poi dopo aver pensato un po': — Che bella signora! Ti potessi sempre vedere, starei anche chiuso in prigione. Ma tu andrai via, e qui non ci sarà più Iride. Oh Dio, e cosa farò io, quando non ci sarà più Iride! Resterò solo! Ma io non posso più adesso restar solo! Io non posso... Io muoio di malinconia, solo. Oh no! non te ne andare, Iride! non mi lasciar solo! —
E quasi piangendo cingeva con tutt'e due le braccia il collo della statua e le abbandonava il capo sulle spalle. All'improvviso si sentì entrar due mani nei capelli e scorse qualcosa di bianco. Balzò in piedi, indietreggiò, vide Iride seduta, mandò un gridò, cadde in ginocchio, si sentì stretto intorno al collo.... — Iride! Iride! — esclamò a voce bassa e concitata; — no, senti, per carità, non lo far per burla, io sono un povero ragazzo, io non ho altri che te, io t'amo, tu non lo sai, davvero, angelo, no, t'amo, per carità, Iride.... — Si sentì tirar giù il capo sulle ginocchia di lei, la vide chinare il viso, sentì un profumo, un alito caldo, le labbra. — Dio! — mormorò con voce spenta; e Iride, il cielo, il lago, gli alberi ondeggiarono, si confusero e sparvero, ed egli restò senza vita.
XXI.
La mattina dopo, Candida, che da due giorni si doleva di un forte mal di denti e aveva risoluto di liberarsene a ogni costo, doveva partire con suo padre per la città.
Riconovaldo la incontrò per la scala, mentre scendeva per andarsene, e la prese per una mano.
— Lasciatemi stare, — disse Candida, cercando di svincolarsi.
Riconovaldo le prese per forza anche l'altra mano.