Tutta la famiglia si strinse intorno al giovane senza far parola.

— .... A un certo punto mi accorgo che la folla ha svoltato a sinistra: tutti dietro. Adagio adagio con gran fatica, pigiati, oppressi, urtati da tutte lo parti, senza poter muovere le braccia, respirando a stento, si arriva, di strada in strada, sulla piazzetta dinanzi al ponte Sant'Angelo. Il ponte era stipato di gente; la folla si perdeva di là dal fiume verso San Pietro; tutta la sponda destra era un formicolaio. Il passaggio del ponte fu un affar serio; ci si mise più d'un quarto d'ora; i disgraziati che erano ai lati, spinti dalla gente del mezzo, dalla paura d'esser buttati giù, si attaccavano disperatamente alle spallette, e mandavano grida di spavento; si dice che siano seguite delle disgrazie. A poco a poco si arrivò di là. Tutte le strade che menano alla piazza rigurgitavano. Quando si fu all'imboccatura d'una delle due strade che vanno diritte alla Basilica, s'udì a un tratto un gran fragore sordo, cupo, come quello d'un mare in burrasca, che ora pareva lontano, ora vicino, e veniva verso di noi a ondate. Era la moltitudine accalcata in piazza di San Pietro. La folla si spinse innanzi con più impeto; gli uni sugli altri, portati, travolti, su su, fin che s'arrivò sulla piazza.... Dio eterno! se aveste veduto! Uno spettacolo da sbalordire. Tutta quell'immensa piazza piena zeppa, tutta nera, tutta brulicante, non c'era più piazza, era un mare. Tutt'intorno fra le quattro file delle colonne, sulla gradinata della chiesa, sotto il portico, sul gran terrazzo della facciata, sulle gallerie della cupola, sui capitelli, sui pilastri; e dietro, alle finestre delle case, sui balconi, sui tetti, sopra, sotto, a destra, a sinistra, da per tutto dove una creatura umana poteva posare il piede, o attaccarsi, o sospendersi, da per tutto teste, braccia e gambe spenzoloni, bandiere, gesti, voci. Tutta Roma era là.

— Oh Dio!... E il Vaticano? — domandarono le donne con grande trepidazione.

— Era chiuso. Sapete che un braccio del Vaticano dà sulla piazza, e lì c'è l'appartamento del Papa. Tutte le finestre eran chiuse, pareva un palazzo abbandonato; pareva, in quel momento, che avesse l'espressione d'una persona, fredda, rigida, impassibile, che guardasse giù con l'occhio spalancato ed immobile. La moltitudine guardava in su rumoreggiando. Si vedeva da una parte, verso la gradinata, un grande armeggìo di ufficiali e di signori, che pareva dessero degli ordini, ripetuti poi di bocca in bocca. L'agitazione andava crescendo. Eran tutti a capo scoperto: teste bianche di vecchi, teste brune di soldati, teste bionde di bambini; splendeva un bel sole; mille cose, mille suoni, mille colori ondeggiavano e si confondevano su quella immensa folla; le bandiere, i ramoscelli, i cenci sventolati, erano sbattuti qua e là, come se galleggiassero sull'acqua; il rimescolamento era tale, che pareva ardesse il foco sotto terra. Tutt'a un tratto s'udì e si propagò un grido da tutte le parti: — I ragazzi! I bambini! Avanti i bambini! — Pareva una cosa convenuta. In un punto solo, da ogni Iato della piazza, si videro sollevare i bambini al di sopra della teste, e le donne e gli uomini che li tenevan su, fendere la calca; tutti diretti verso il Vaticano; i ragazzi più grandi farsi strada da sè, scivolare fra le gambe della gente, a dieci, a venti insieme, stretti per mano; in pochi minuti, parte colle proprie gambe, parte spinti, parte portati, centinaia di bimbi, tutto un popolo di creature sino allora nascoste, si trovò affollato in un angolo della piazza; e intanto un gridìo assordante di donne: — Badate! — Largo! — Il mio bimbo! — Di lì a poco un altro grido, più forte, più imperioso: — Le donne! Le donne! — Un altro rimescolìo, un altro rompersi della folla in tutti i versi. Poi un terzo grido più formidabile: — L'esercito! I soldati! Avanti! — E di nuovo un sottosopra indicibile; ma in ogni parte ad un tempo, risoluto, rapido; nessuna delle difficoltà e delle lungaggini che si vedono in casi simili; tutti s'affaccendavano e servivano allo scopo; era una foga, un impeto, e pure un accordo meraviglioso; pareva che quella folla innumerevole fosse ordinata e ammaestrata. A poco a poco si rallentò il movimento, il chiasso si quetò, le braccia si abbassarono, tutti si guardarono intorno, e si vide ch'erano spariti, come per incanto, i bambini, le donne, i soldati. Stavan tutti da una parte della piazza, a destra, divisi in tre grandi schiere, dalla porta di San Pietro fino a mezzo il colonnato, rivolti verso il Vaticano, stretti ed immobili. La moltitudine proruppe in un fragorissimo applauso.

— Ma il Vaticano! — domandò per la terza volta la famiglia, tutta a una voce.

— Sempre chiuso e quieto come un convento; ma aspettate. All'improvviso l'applauso cessò, e si videro tutte le teste voltarsi indietro, e bisbigliare: — Silenzio! Silenzio! — La parola corse fino in fondo alle due strade che sboccan nella piazza. Il bisbiglio, di lì a poco, cessò affatto, e si fece una quiete, un silenzio, come io non avrei mai creduto che fosse possibile fra tanta gente: era qualcosa di sovrumano. In mezzo a quel silenzio, parve improvvisamente di sentire un vocìo leggiero, che non si capiva cosa fosse; un suono vago, diffuso, come se venisse dall'alto; a mano a mano, insensibilmente, crebbe; prima un alzarsi di voci qui, poi là, poi più lontano, incerte, discordanti; di lì a poco più unite, più risolute; infine, come per incanto, confuse; e un solo canto tremolo, argentino, soave, si levò al cielo, echeggiando, come la voce d'una legione d'angeli. Erano migliaia di fanciulli che cantavano l'Inno a Pio IX del 1847.

— Oh! Dio buono! — esclamarono la madre e le figliole, giungendo le mani.

— Quel canto si ripercosse nel cuore di tutti, scese proprio a toccare in fondo all'anima quello che v'è di più tenero; si sentì correre un fremito per la folla; si vedeva un gran moto di braccia e di mani, come di chi vuol parlare e non può; non si udiva che un mormorìo confuso. — Santo Padre, — pareva che si volesse dire da tutti, — guardate, sentite, sono i nostri bambini, sono i vostri figliuoli, che vi cercano, che v'invocano, che implorano la vostra benedizione; sono anime innocenti; arrendetevi alla loro voce; benediteli; fate che la patria e la fede siano un sentimento solo nei loro cuori; una vostra parola, Santo Padre, un vostro cenno, un vostro sguardo solo che annunzi il perdono e la pace, e saremo con voi, per voi, tutti, ora, sempre, per sempre! Sono i nostri bambini, i vostri figliuoli! — Migliaia di bandiere s'agitavano in aria, il canto tacque, seguì un profondo silenzio....

— Ebbene? — domandarono tutti affannosi.

— Sempre chiuso, — continuò il giovane. — S'alzò il canto delle donne. Si sentiva un tremito profondo in quella immensa voce; vi si sentiva un qualche cosa che prorompe soltanto dal seno delle madri; pareva piuttosto un grido che un canto; era soave e solenne. La gente, alle prime note, rimase immobile; subito dopo cominciò ad agitarsi, come mossa da un ardore irresistibile; le grida coprivano quasi il canto. — Sono le nostre madri, — si diceva, — le nostre spose, le nostre sorelle. Santo Padre, ascoltatele; esse non hanno mai avuto odio nè ira nel cuore; esse hanno sempre amato e sperato; esse credono e pregano; esse vi domandano di poter insegnare ai loro figliuoli il nome vostro insieme con quella d'Italia. Santo Padre, una vostra parola risparmierà loro molti dubbi dolorosi e molte lagrime amare; benedite le nostre famiglie, Santo Padre! —