.... Sentite, galantuomo: ho girato il mondo, e ho conosciuti molti buffoni; ma vi dico schiettamente che uno del vostro stampo l'avevo ancora da inciampare. Animo, via; il proverbio insegna che ogni bel gioco dura poco, il che vuol dire che un gioco stupido deve finire appena incominciato. Mettete giù il bambino che avete nella mano destra, che è mio, e quello che avete sulle spalle, e quello che avete sotto il braccio, e i tre che tenete nella cesta. Eh, dico, metteteli giù, o m'arrampico su per la vostra colonna, e vi scaravento in terra come un sacco di cenci. Vi paiono scherzi da fare codesti? O di dove siete sbucato, faccia patibolare? Chi siete? Come? Osereste? Ah! l'orribile mostro, che si mette in bocca la testa del mio bambino! Aiuto! A me, a me, Ateniesi! Sia lodato il Cielo, vien gente. O perchè tutti ridono? Che c'è da ridere, Ateniesi? È una vergogna che in una città colta e gentile come la vostra, si permetta a un mascalzone come costui di torturare i bambini in mezzo a una piazza pubblica. Rispondete dunque. A voi, cittadino, rendetemi conto voi di quest'infamie. Sentiamo! — Eh, monsieur, vous êtes fou; vous n'êtes pas à Athènes, vous êtes dans la ville de Berne, devant la statue du mangeur d'enfants, devant la Kindlifresser-Brunnen, que tout le monde connait; regardez donc dans votre guide Bedeker, farçeur....


.... Statue! Berna! Son baie. A Berna non c'è questa campagna solitaria, nè questo cielo di zaffiro, nè questa immensa pace che mi penetra fino al più profondo dell'anima. Oh la mia bella Bulgaria! Belle roccie coniche, coronate di castelli muscosi, e tinte di rosa e di viola dai primi raggi del sole; belle colline vestite di macchie inestricabili che l'autunno ha screziate dei suoi mille colori pomposi e tristi; bruni villaggi mezzo sepolti nella terra, come per sottrarvi alla vista del minareto odioso che vi torreggia sul capo; vasti pascoli ondulati, immensi armenti, alti pastori dal grande saio e dal berretto velloso, curvi sopra le traccie dei cavalli dei lilas, che passarono or ora trascinando alle fortezze del Danubio i vostri fratelli incatenati; bel paese selvaggio e melanconico, bel popolo austero, silenzioso e dolce, io ti rispetto e ti amo! Sia maledetta la strada ferrata che m'ha rotto il filo delle fantasie. Ora convien scendere e asciugarsi a piedi una galleria d'un miglio e mezzo: cose che non seguono che in Turchia. Entriamo dunque nella tana. Ma stiamo stretti, signori, e badiamo di non perderci, perchè è buio fitto. Vorrei però sapere come fa a passare il treno per questo cunicolo largo due braccia. Mi spieghino loro questo miracolo, signo.... Non c'è più nessuno! Poh, peggio per loro. Io accendo il mio cerino e tiro innanzi tranquillamente.... Oh! che vuol dir questo? Qui non ci sono rotaie! Questa non è una galleria di strada ferrata! Questo è un corridoio! I muri son segnati di croci e d'iscrizioni.... spagnuole! Oh l'orribile cosa! I sotterranei dell'Escuriale!...


.... È stato un momento di debolezza; la preghiera m'ha ridato coraggio; andiamo innanzi; troverò un'uscita; Dio m'assisterà; il tutto è di riuscire a un cortile. Mi trema il cuore però. Mi spaventa questo corridoio sterminato. Questo corridoio non c'era la prima volta che venni al convento. E questo rumore.... che non è quel del mio passo! Ah! mi si rizzano i capelli! No, un momento, un po' di riflessione: questo è il suono del mio passo; infatti se io mi fermo.... Gran Dio! suona ancora! Io divento pazzo! Ma dove suona dunque? Non certo davanti a me, perchè mi metto a correre e lo sento sempre alla stessa distanza; nemmeno di dietro, perchè se mi fermo, non mi raggiunge; e sopra la vôlta non può essere, perchè non lo sentirei così distinto; sotto, è impossibile. Dov'è dunque? Ho sognato? Eppure no, lo sento, lo sento vicino a me, monotono, ostinato, sinistro. Questo non è uno spettro, questo è un frate, un prete, un custode che vuol farmi incanutire dal terrore. Oh! ma la rabbia che mi divora è anche più forte del terrore. Questo sconosciuto aguzzino mi è anche più odioso che terribile. O tu che mi cammini davanti, o dietro, o accanto, o sopra, o sotto, chiunque tu sia, sei un miserabile che disprezzo e sbeffeggio; e ti sfido a comparirmi davanti! E se non compari, ti dico che sei un vigliacco e ti sputo nel viso; e se fosti anche Filippo II, in carne ed ossa, colla corona e colla spada, io ti giuro che non ho paura di te, e ti comando di farmiti dinanzi, perchè possa piantarti nel cuore un palmo del mio pugnale marocchino, e rimandarti a marcire colla tua stupida prosapia sotto l'altar maggiore di San Lorenzo! — Nessuna risposta, e il passo continua a risuonare vicino a me, lento, cadenzato, implacabile! Io divento furioso! Avanti, avvicinati, dimmi da che parte sei, vieni a portata della mia mano, chè io mi possa liberare da questa tortura! Sei dentro al muro? Ebbene, guarda, io lo percoto coi pugni e coi calci, io lo raschio col pugnale, lo sgretolo colle unghie, lo rigo col mio sangue. Fuori! fuori! fuori! — E nessuno risponde, e sempre alla medesima distanza, quel passo misurato, sonoro, lugubre come il picchio d'un martello sopra una bara! Ah questo è troppo, non posso più, ho paura, è un sogno che m'uccide, svegliatemi, svegliatemi!....


..... Dev'essere il barcarolo che m'ha svegliato con una pedata in un fianco. Dove andiamo? La campagna è tutta piana e velata dalla pioggia come da una nebbia; si vede confusamente qualche mulino a vento e qualche campanile; il canale è largo e colmo; mi pare che si debba essere tra Leuwarden e Dokkum. Non si starebbe mica male tappati in questo trekschuit piccino e tepido, con un libro in mano e colla pipa in bocca; ma bisognerebbe buttar fuori questi diciassette bimbi paffuti, che mi premono da tutte le parti, e questo donnone, questo faccione di luna in quintadecima, questa sorella carnale della Veneranda, che mi fa gli occhi soavi parlando a fior di labbra. E bisogna dire che di questi diciassette marmocchi, le sia molto piaciuto il primo, poichè l'ha ristampato sedici volte senza correzioni, e tutti portano l'impronta netta della beata melensaggine della mamma. Oh questa è Olanda davvero! E chi sarà quel capo matto che ha rovesciato sui Paesi Bassi questa valanga di putti? e com'è possibile che questa madre d'un popolo, abbia ancora dei grilli per la testa? E mi tocca i piedi! Tocca? Pesta, per Giove! Avete una maniera un po' troppo vigorosa di manifestare le vostre simpatie, signora mia.... vorrei dirle. Che cosa dite? Eh? Io? Ma voi siete pazza. Io vostro marito? Io v'ho sposata davanti al borgomastro di Dokkum? Questi diciassette bimbi son.... nostri? Voi avete il contratto matrimoniale? Ah! la mia memoria si rischiara.... Ma dunque è vero! Dunque finora io ho sognato! Non v'inquietate, moglie mia: apro la finestra e metto la testa fuori per pigliare una boccata d'aria; — vi amo più della vita; — metto fuori anche il busto; — v'adoro; — mi sporgo ancora un po' innanzi; — lasciatemi appoggiare il piede sulla seggiola; — così, amor mio; — ed ora tu, Dio pietoso, accogli il mio spirito, e voi, acque dell'Olanda, il mio corpo!... Dannazione eterna! Chi mi trattiene?


.... Caballero, ci perdoni se l'abbiamo tirato indietro così bruscamente; siamo guardie civili, dobbiamo obbedire agli ordini; è proibito ai viaggiatori di metter la testa fuori del finestrino dei vagoni; potrebbe seguire una disgrazia; ci son Carlisti da ogni parte; ieri erano a Calatayud; avanti ieri scorrazzavano intorno a Siguenza; non per nulla ci hanno messi cinque per vagone, armati fino ai denti; non s'appoggi sui fucili: son carichi. — E sta bene! E anche questo è un bel modo di viaggiare! Due facili carichi dinanzi, due fucili carichi di dietro, un pistolone rasente il ginocchio, il manico d'una daga contro il fianco, e sei cinghie di zaino che mi spenzolano sulle spalle; e se m'affaccio al finestrino, una palla cilindro-conica nel cranio; e tutte queste dolcezze, per andare al Marocco. Povera Spagna! Quanto la ritrovo mutata! La campagna, deserta, i villaggi barricati, le stazioni della strada ferrata arse, diroccate, circondate di parapetti e di fossi; per tutto gruppi di contadini oziosi e di soldati stanchi; tende, sentinelle, cavalli rifiniti, traccie d'accampamenti, case affumicate, miseria. Non sembra però che i miei compagni di viaggio si diano gran pensiero di questo sottosopra. Vedo là due sposi che colombeggiano; qui un operaio brillo che fa delle proposte di matrimonio a una vecchia contadina aragonese; più in là cinque scamiciati che giocano alle carte; un ufficiale dei cacciatori che canta, un postiglione castigliano che trinca, e un vecchio parroco di campagna che stabacca voluttuosamente fra un periodo e l'altro dell'España católica. Allegri, figliuoli, e che Dio vi conservi. Ora canta anche il postiglione, l'operaio gli fa eco, i cinque scamiciati entrano nel coro; come, come, anche loro, le signore guardie? Ma, e la consegna? E la disciplina? E i Carlisti? Oh che bel paese di matti! Il carnovale in mezzo alla guerra civile. Ma bene! Viva la.... darei un buffetto sul naso a quei due sposi, che si guardano nel bianco degli occhi. Corpo di Carlo V! Non c'è peggior supplizio per un povero viaggiatore, che di dover assistere a queste fanciullaggini! Smettiamo dunque; il vagone non è un'alcova, che diavolo!