Il buon vecchio mise la sua mano sulla mia e mi disse con accento amorevole: — Vede.... cosa vuol dire avere un carattere così.... buono e.... ingenuo; si provano delle sensazioni.... violente; si rimetta, via.... si rimetta.

Riferire per ordine la conversazione che seguì poi, se si può chiamar conversazione un dialogo nel quale uno dei due interlocutori dice appena quello che è indispensabile per dar appiglio all'altro di parlare, non saprei. Ricordo che mi domandò sorridendo: — E la poesia? — e che avendogli io risposto che l'avevo lasciata in disparte, mi disse: — Torneranno, torneranno i tempi per la poesia. — Ricordo che parlò della battaglia di Custoza e disse: — Fracta virtus!; che recitò due strofe di una canzonetta del Brofferio intitolata: El baron d'Onea, fermandosi al verso: a sauta, a pista, a braia, per non dire la parola licenziosa ch'è nel verso seguente; che parlò, richiesto ripetutamente, del Cinque maggio, dicendo che gli aveva suggerito di scrivere quell'ode sua madre, mentre egli, all'annunzio della morte di Napoleone, s'era messo a declamare dei versi del Monti; ode, soggiungeva, piena di latinismi e di francesismi, della quale era ben lontano, quando la scrisse, dal prevedere quel po' di fortuna che aveva avuta in seguito; e m'indicò, se non sbaglio, il tavolino su cui l'aveva scritta. Su quel tavolino v'era il Fior di memoria del Cantù, che gli diede occasione di parlare d'un suo nipotino, il quale comparve poco dopo. Dopo il nipotino comparve il suo figliuolo primogenito. — Vede, disse il Manzoni, che questo figliuolo è una terribile fede di battesimo e che non posso più fare il giovanotto. — A una cert'ora mi lasciò per andar a desinare, e io rimasi solo, e mi misi a studiare a memoria i quadri, i mobili, i libri; e mi stampai così bene ogni cosa nel capo, che ce l'ho ancora, e sarei in grado di fare un inventario appuntino di quel salotto, come ne ho poi fatto molte volte lo schizzo a penna nella stanza dell'uffiziale di picchetto e nel camerino del furiere. Quando tornò s'andò a fare un giro nel giardino. Ricordo ch'ero impacciato a camminare, che inciampavo nella sciabola, che parlavo senza garbo, che facevo delle domande scipite e che standogli così accanto quasi da toccarlo colle gomita, avevo non so che vergogna di esser più alto di lui di quasi tutta la testa, e cercavo di farmi piccino; e provavo poi un vivo dispetto vedendomi in quel modo tutto luccicante d'argento vicino a lui vestito modestissimamente, e mi rincresceva di non essermi infilato il cappotto; e guardandolo quando mi precedeva di alcuni passi che andava chino e lento sulle gambe mal ferme: — Ah caro vecchio, dicevo tra me, se potessi darti la mia salute e la mia forza, con che cuore te la darei, dovessi anche domandare l'aspettativa per infermità non provenienti dal servizio!

Venne finalmente l'ora d'andarsene; accommiatandomi, volli baciargli la mano; egli mi porse il viso e sentì forse l'umidità delle mie guance. — Giuan, el legnn! — disse al suo cocchiere mentre uscivo; lo ringraziai accennandogli la carrozza che mi aspettava. Vidi, uscendo, le sue due belle nipoti, che forse avevano udito lo scroscio; attraversai il giardino facendo un gran strepito con quella maledetta sciabola che mi picchiava sulle gambe; e al momento di risalire in carrozza, voltandomi, lo vidi ancora fermo sulla porta che salutava col fazzoletto.

— Addio! — risposi in cuor mio, — addio, padre, maestro, amico; addio, santo consolatore; oh se fosse qui il mio reggimento e potessi farti presentare le armi!

E lo salutai militarmente, con tutte le regole, come avrei salutato un generale.

Arrivato a Milano, all'albergo, scrissi a casa una lettera di otto pagine nella quale dicevo che Milano m'era parsa la più bella città del mondo, che il Manzoni era un angelo e che io ero felice.

La sera tardi arrivai a Pavia, e rientrando in casa trovai parecchi amici sulla porta che mi domandarono tutti insieme: — Ebbene, l'hai visto? gli hai parlato?

— L'ho visto, gli ho parlato e l'ho anche baciato! risposi.

— Sentiamo, — gridarono tutti in coro, — siedi e racconta.

— Dirò tutto, — risposi; — ma lasciatemi fare un po' di prefazione. È male parlar di sè; ma quando l'Io, invece di esser lo scopo di quello che si dice, non è che un mezzo per dire più facilmente cose che riguardano altri e che possono riuscire gradite a molti....