Una zitella spersonita — ristecchita — vizza — passa rinfichita — rinfichisecchita — con un viso rinfrignato — cogli occhi cerpellini — con due gran calamai — con certe piazzate in testa (radure di capelli) che si può dir quasi pelata — una vecchia squarquoia — un vero reciticcio — un vero crostino — e perchè non ha dote, un crostino senza burro — una ricetta da lussuria, come si dice di persona che non solo non mette, ma scaccia le tentazioni. — ecc.

Una ragazza tanto fatta — una bambolona — una meggiona — una mastiona — un bel fusto, un bel tocco, una bell'asta di donna — un bel pezzo di marcantonia — un bel pezzo da ottanta — fatta colle forme — pulita come un dado — sana come una lasca — soda come una pina — una donnina minutina — gentilina — una cosolina — un pepino — una bazzina — un viso di solletico — che ha un'ideina di buona — che ha un'ideina che piace — che è l'idea della grazia — che è una gentilezza — a cui ridon prima gli occhi che la bocca, ecc.

Un uomo a sghimbescio, a scatti, a folate, — un uomo scontroso, muffoso — una testa secca — una testa volante — un cervello svolazzatoio — un vecchio cascatoio — un vecchio cucco, ecc.

Un uomo grosso di pasta — tondo di pelo — che ha un po' dello scemo — che ha l'ottavo dono dello Spirito Santo — che non ha di quel che si frigge — che serve di copertina a un altro — una lanterna senza moccolo, ecc.

Una lamaccia, un malanno — un uomo che odora di birba — un'anima bigia — un uomo di scarpe grosse e di cervello sottile — un uomo che ha l'arco lungo — un uomo che ha l'osso del poltrone, l'osso del vile, l'osso del furfante — che ha il miele sulle labbra e il rasoio a cintola — un uomo di bassa estrazione — un terremoto — bravo come un lampo — bugiardo come un gallo — ecc.

Un dabbenaccio — un galantominone — una coppa d'oro — un uomo di stocco — un uomo a tutta tempera — un uomo rotto al mondo — un uomo tagliato al dosso di tutti — un uomo attaccaticcio — un uomo di ricapito — uomo dei suoi piaceri, dei suoi comodi — un uomo tutto Gesù e Madonna — un mammamia — un santificetur — un sacco di disdette, ecc.

Tutta questa è lingua viva e fresca, che quando s'abbia in mente, vien opportunissima sulle labbra e sulla punta della penna ad ogni momento; eppure si può dire che per l'Italia settentrionale è quasi tutta lettera morta; e nasce appunto dalla mancanza di tutta questa lingua, il difetto di varietà e di lepore che si lamenta nello scrivere, e principalmente nel parlare italiano degli italiani settentrionali.

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Da un tempo in qua, in molte famiglie dell'alta Italia s'insegna a parlare italiano ai bambini. È ottima cosa, se i parenti sono in grado d'insegnar bene, o se badano almeno a correggere gli errori di cui s'accorgono; ma è cosa pessima se non sanno insegnare o non hanno voglia di correggere; il qual caso è frequentissimo. Occorre infatti ogni momento di sentir ragazzi di sette od otto anni, ed anco di dieci o di dodici, parlare con una meravigliosa disinvoltura un italiano scellerato al segno da far desiderare che parlino invece il loro dialetto. E non è da credere che a poco a poco si correggano poi da sè stessi. Gli strafalcioni, le frasi viziose, i modi barbari e un gran numero di piccole improprietà di linguaggio che s'appiccicano alla lingua in quella prima età, difficilmente si perdono avanzando negli anni, fuorchè dai pochissimi che si dedicano particolarmente alle lettere; perchè coll'età cresce a mano a mano l'amor proprio, la pretensione, il timore, in chi potrebbe correggere, che la correzione venga presa in mala parte; e così accade che i giovanetti di quindici o di sedici anni parlano poco meno barbaramente di quelli di otto o di dieci.

Ecco, per esempio, un saggio dell'Italiano che si parla generalmente nell'Italia settentrionale, non solo dai bambini, ma anco dagli adulti: