Giocar di pedina. — Premersi coi piedi sotto la tavola.

Giocare a nocino. — Gioco nel quale si fanno alcune castelline di noci, quanti sono i giocatori, e ciascuno tira verso quelle con una noce che si chiama bocco. Quante castelline butta giù il tiratore, tante ne vince.

Fare alle comaruccie. — Gioco che si fa con un fantoccio, fingendo che una delle bambine l'abbia messo al mondo; la quale bambina riceve le visite, e fa le altre cerimonie delle puerpere.

Fare a pappaceci. — Gioco dei fanciulli quando tirano fichi od altro all'aria e li ricevono colla bocca.

Fare a ginocchino. — Dicesi di due che essendo accanto si urtano l'un l'altro col ginocchio. Questo modo però, come l'altro giocar di pedina, si usa di preferenza parlandosi d'un uomo e d'una donna.

Fare le tenebre. — Il battere che suol farsi con mazze sulle panche delle chiese per gli uffici della settimana santa.

Fare le bizze, fare le furie. — Si dice dei ragazzi, ed è chiaro.

Far greppo. — Quel raggrinzare la bocca che fanno i bambini quando vogliono cominciare a piangere.

Sbatacchiarsi. — Si dice (oltre che per atti di dolore disperato) dei bambini quando fanno le furie.

Smoccicare. — Mandar fuora i mocci; il che fanno spesso i bambini quando piangono. Al qual proposito è da notarsi il modo: Tirar su, che dicesi dell'aspirare fortemente col naso per impedire che colino i mocci; onde il motto che suol dirsi ai bambini quando lo fanno: Tira su e serba a Pasqua.