— Ma come direbbe lei invece?

La cortese correttrice mi suggeriva la correzione. Era nove volte su dieci la semplicità sostituita all'affettazione, l'evidenza all'equivoco, la grazia alla pedanteria. Ma quella correzione era come un colpo di catapulta che faceva traballare tutto l'edifizio della mia educazione letteraria; e perciò io resistevo, mi dibattevo, citavo, cavillavo, qualche volta credendo davvero di aver ragione, e non di rado facendo dentro di me il proposito di non sottomettermi mai più a quella tortura. Ma il giorno dopo ci ripensavo, davo a me stesso di corbello e di cocciuto e facevo la correzione. E mi ricordo che mi meravigliavo di vedere, durante le discussioni vivissime, e qualche volta anche acerbe, che il mio testardo amor proprio sollevava, di vedere, dico, il viso della mia correttrice sempre pacato e sorridente. Non capivo ch'essa non s'impazientiva perchè era profondamente sicura d'aver ragione, e che io avrei finito per riconoscerlo. — Oh questa poi! — esclamavo qualche volta; — questa assolutamente non la passo! — Ebbene, ne riparleremo domani, — essa rispondeva. E il giorno dopo non c'era neppur più bisogno di parlarne.

Molte volte bastava una semplice osservazione per farmi ravvedere; ed era quando si trattava di tutte quelle piccole affettazioni, che sono nella lingua ciò che sul viso umano sono le smorfie, le rughe, i vezzi ridicoli, i mille segni e atteggiamenti sfuggevoli e inesprimibili, che rendono una persona antipatica; affettazioni delle quali molti scrittori italiani, anche valentissimi, non si sono ancora spogliati, e che sebbene paiano difetti di poco o punto rilievo, deturpano lo stile e rendono i libri noiosi.

Leggevo, per esempio, nei miei scartafacci: — «Cadde sul destro piede.»

— Perchè non sul piede destro? — mi domandava.

— Perchè è meno elegante, — rispondevo. Si metteva a ridere così di cuore che io tiravo un frego sull'eleganza.

Leggevo: — Partissi da casa....

— Ma perchè non partì da casa? Che direbbe di me se le dicessi che questa mattina partiimi da casa d'una mia amica e andaimi a casa d'una parente?

Leggevo: — Prese quel partito, però che fosse l'unico ragionevole che....

— Oh terrore! — esclamava accompagnando la parola con un gesto drammatico.