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È una cosa che fa fremere. Qualche volta, guardandolo, io mi raffiguro le molte migliaia di bambini dell'età sua, nati nello stesso paese, e che in questo mentre sono come lui innocenti, amorosi, carezzevoli; me li raffiguro nelle loro culle, fra le braccia delle loro madri, coperti di baci e chiamati coi più dolci nomi della lingua umana; vedo nel cuore dei loro genitori le medesime speranze, lo stesso presentimento ch'essi saranno onesti e contenti, anzi la medesima profonda certezza, e non altrimenti fondata, che io nutro riguardo al mio: e penso che non di meno da tutta questa legione di angioletti usciranno dei ladri, dei falsari, degli assassini, dei parricidi, che getteranno la disperazione e il disonore nelle loro famiglie. Quando questo pensiero mi s'inchioda nel capo, mi tocca fare un grande sforzo per liberarmene. Questa mattina presi il mio bimbo sulle ginocchia e gli domandai: — Bimbo, sarai un'assassino tu? — Egli non capisce ancora il significato di questa parola. — Si, — rispose — ma voglio dei dolci.
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Se potessi indovinare il suo avvenire, come fanno le zingare, dalla palma della mano! Che cosa tratterà questa manina? La spada? Il pennello? La penna? L'archetto del violino? Il coltello anatomico? Povera manina, quante volte sorreggerà la testa stanca d'un lavoro ingrato o d'un pensiero doloroso! Di quante lettere listate di nero romperà il suggello! Quante destre di falsi amici e di donne indegne gli occorrerà di stringere! Ma tu la conserverai pura d'ogni macchia, figliuol mio, e se quando ti colpirà un grande dolore immeritato, ti verrà fatto di levarla in alto, non la leverai per maledire, ma per giungerla coll'altra, come ogni sera e ogni mattina t'insegna a fare tua madre.
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Guardo la sua manina, la stringo, la nascondo tutta nel mio pugno, e sorrido pensando che passarono per questa forma anche le mani dei guerrieri più formidabili e degli artefici più potenti del mondo. E da questo pensiero son condotto alla mia immaginazione prediletta dell'infanzia degli uomini grandi. Mi raffiguro Omero che si dispera perchè gli hanno rubato una pesca; Cesare che trema dinanzi a un topo; Dante che salta in sella a un cavallino di legno; Michelangiolo, che mentre suo padre gli mostra una statua, è tutto intento a schiacciare un nocciolo coi piedi; e la signora Buonaparte che dice al futuro vincitore d'Europa: — Vergogna! Alla tua età, quando se n'ha bisogno, si dice, e non s'imbratta in codesto modo la casa.
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Se diventasse un grand'uomo! È un sogno di tutti i padri; ma non è impossibile. Egli è un enimma infine; un geroglifico il cui significato è ancora ignoto; una parola della quale non è scritta che la prima lettera; un numero dell'immenso lotto umano. Questo dubbio è il più dolce alimento della mia vita. Mi pare di possedere uno scrigno misterioso, nel quale è possibile che ci sia un pugno di sabbia o un mucchio di perle. Son vicino a trent'anni, e il mio avvenire che cominciava a restringersi, s'è improvvisamente allargato; ho perduto le ultime illusioni della gioventù, ho ritrovate le speranze infinite dell'infanzia. Che importa che i miei capelli cadano? I suoi diventan folti. Che importa che io discenda? Egli sale.
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E se riuscisse invece d'intelligenza scarsa e di fibra debole, non solo da non uscire dall'oscurità, ma da rimanere degli ultimi in mezzo agli oscuri? Quando mi coglie questo pensiero, sento un irresistibile bisogno di stringermelo al petto e di coprirlo di carezze, come per domandargli perdono della vana ambizione che me lo fa sognare diverso da quello che forse egli è destinato ad essere. Sento il bisogno d'assicurarlo fin d'ora che quanto sarà più angusto il posto che gli è riservato nel mondo, tanto sarà più grande quello ch'egli avrà nel mio cuore. Pensando che un giorno, forse, tornando dalla scuola egli mi dirà piangendo: — Son l'ultimo; — io mi sento uno struggimento d'amore per lui. Ma questo non sarà, perchè io l'aiuterò nei suoi studî, mi rimetterò al greco e alle matematiche, veglierò con lui, e gli verserò tanto affetto nel cuore, che il cuore illuminerà la mente. Quando qui sotto v'è un tesoro, anche qua sopra v'è qualcosa.