***

I bambini sono grandi consolatori. Chi lo sa più di te, povera vecchia fantesca? In casa tu sei amata; ma la tua testa calva, il tuo viso rugoso, tutta la tua persona deformata dagli anni, ti rendono incresciosa alle persone che ti sono più care e sono cagione ch'esse non ti rendano, ora che ne avresti tanto bisogno, le carezze che tu prodigasti loro quand'erano bambini. Alberto, giovinetto, si ritira bruscamente indietro quando tu accosti il tuo volto al suo per guardare le vignette del libro ch'egli sfoglia; Enrico da molto tempo non vuol più che tu gli faccia il nodo della cravatta per non sentire il tuo alito e il contatto delle tue mani; e quando vuoi baciare Adelaide, la ragazzina che hai portata in braccio per tanti anni e divertita con tante istorie nelle lunghe sere d'inverno, sei costretta, perchè non ti respinga, a baciarla furtivamente quando dorme. V'è una sola creatura al mondo che non respinge le tue carezze, che ama la tua testa calva e il tuo viso rugoso, che ti compensa di ogni ingratitudine e d'ogni amarezza, ed è questo bambino di tre anni — Ernesta, — egli ti dice baciandoti sulla bocca, — tu sei bella.

***

E sempre ricasco nel pensiero della bellezza. Non credevo che un padre, oltre l'affetto che tutti comprendono, dovesse nutrire pel suo figliuolo un sentimento così affine a quello di uno scultore per la sua statua. Io pure spio con trepidazione il viso di chi lo guarda, interpreto i sorrisi e commento i complimenti come un artista incerto dell'opera sua. Ogni sua bellezza mi pare un merito delle mie mani, ogni sua imperfezione l'effetto d'una mia svista. Ogni giorno mi si presenta in un aspetto diverso. Lo guardo e lo riguardo, di faccia, di profilo, davanti, di dietro, di sopra, di sotto; correggo cogli occhi certi suoi tratti; rimango perplesso; ci ripenso; ma finisco sempre col darmi una fregatina alle mani e dire che è un bel lavoretto.

***

Gran livellatori del cuore umano i bambini! V'è una povera donna con un bimbo in braccio seduta sullo scalino della porta, che vede passare una signora in carrozza con un bimbo sulle ginocchia. Il bimbo della signora è vestito di velluto, il suo è vestito di cenci; quello ha un fascio di giocattoli, il suo non ha mai avuto giocattoli; quello mangia dei confetti, il suo rosicchia un pezzo di pan nero. Eppure degli sguardi che le due donne si scambiarono sui propri figliuoli, quello che espresse un sentimento d'invidia è quel della signora! La povera donna se n'accorse ed esclamò con un fremito di orgoglio: — Il mio è più bello!

***

Io non so se tutti i padri vedano nei loro bambini quello ch'io vedo nel mio; so che più lo guardo e più ammiro l'infinita amabilità dell'infanzia, che mi pare un compenso dato da Dio alle ansietà e alle cure ch'essa ci costa. Ha dei movimenti di capo, delle espressioni di stupore, dei lampi di sorriso, dei gesti sfuggevoli, dei vezzini, delle civetterie, dei nonnulla inesprimibili che mi strappano un grido d'amore. — Non provocarmi! — gli dico qualche volta. E in questa grazia incantevole di gesti e di atteggiamenti, una varietà immensa, una trasfigurazione continua, una sorpresa ogni momento. Mi pare che chiuso con lui in un castello solitario, senza libri, senza lavoro, senz'altra cura che di custodirlo, non avrei un'ora di noia.

***

Comincia, parlando, a legare insieme due proposizioni. È un gran piacere per me il seguire attentamente l'estrinsecazione laboriosa del suo pensiero, vedere con che bizzarri artifizî esprime l'idea più semplice, con che buffe contrazioni del viso pronunzia ogni parola nuova, come tira e scontorce e spreme il suo piccolo capitale di venticinque parole; che stroppiature mostruose, che sgrammaticature colossali, che spropositi enormi e incredibili, mette fuori colla più ingenua sicurezza, e qualche volta guai a chi gli ride in faccia! E notare come in questo suo linguaggio stravolto e spropositato, un giorno si raddrizza una parola, un altro giorno si combina una concordanza, e a poco a poco i vocaboli si dispongono in ordine, e le consonanti difficili escono spiccate e sonore, fin che lo strumento completato e accordato, potrà prendere parte al concerto della conversazione domestica, non facendo più che qualche stonatura per caso.