“Ci siamo!” dissi tra me; ora piovono gli allori.
“Dunque,” cominciò la signora dopo avermi squadrato da capo a piedi (sorriso, sguardo penetrante, sorpresa, nulla di tutto questo. — Si contiene! — pensai) “dunque lei è venuto a passare qualche giorno colla mamma, non è vero?”
“Sì, signora.”
“Oh bravo! Ha fatto bene. E... come ci si trova a Firenze?”
“Bene... veramente. Non potrei desiderare di meglio.”
“E... sento che si occupa.”
“Un poco.”
“Scrive, scrive.”
Accennai di sì.
“Bravo, fa bene; se ne troverà contento. Non fa come gli altri giovani che sciupano il tempo nei divertimenti, e poi viene il giorno che se ne pentono. A star a tavolino, invece di bazzicare i cattivi compagni, si guadagna sempre qualcosa, o, alla peggio, non ci si perde nulla, non è vero?”