si slanciò alla ribalta con l'impeto d'un levriere sguinzagliato, e invece di dire i versi del libretto, cantò una strofa d'occasione, composta da lui, che m'è rimasta in mente tutta intera, e che voglio regalare alla storia della lirica italiana:

Là sui merli di Gaeta

Splende l'italo vessillo,

Delle trombe il fiero squillo

Chiama Italia a libertà;

Sulla rupe del Tarpeo

Sorge unanime una voce:

Vien Vittorio, vien veloce,

E l'Italia è fatta già!

Scoppiò un uragano d'applausi, dovette cantar la strofa tre volte; fini alla terza con una stecca; ma fu attribuita alla commozione, e coronò il suo trionfo. Felici giorni, anche per i tenori.