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Il Bonini mi mostrò le bambole più belle, chiomate e vestite, chiuse in una scatola, e le scoperse come fa con le piccole clienti, levando il coperchio con un gesto rapido e presentando la scatola ritta, in modo che la bambola apparisca tutt'a un tratto, come sur un uscio spalancato, in tutta la sua virtù seduttrice. E si capisce come, così presentate, facciano colpo. Alcune appariscono con un braccio teso, come per porgere la mano alla compratrice; altre con un piede alzato, come per slanciarsi verso di lei; questa con la testina inclinata da una parte, come per vezzo; quella con gli “occhi mobili„ voltati in su come se dicesse: — Sia ringraziato il cielo! Son libera! — E altre ancora in atteggiamenti drammatici, tutte con quel visetto fatto a pesca, con quella bocca a botton di rosa, con quegli occhi grandi e freddi di damine senza cuore e di cocottes senza pensieri. E vedendole così passare pensavo al loro diverso destino, ai mille scopi diversi con cui sarebbero state comprate. — Per questa, forse, la compratrice è già per la strada, gongolante, e sarà qui a momenti; per quella, o sta per nascere o non è ancor concepita; e quest'altra apparterrà a una bambina che, per ottenerla, sta stillandosi il cervello sull'aritmetica e sulla geografia. E quante serviranno a strappare il consenso all'estrazione d'un dente o alla trafittura degli orecchi per le piccole búccole! L'una dormirà la notte di Natale sotto un cuscino da letto, l'altra la sua prima notte libera sulla strada ferrata, e parecchie saranno regalate alla figliuola per ripagare d'un favore il babbo, o serviranno a distrarre la bimba mentre il donatore parlerà nell'orecchio alla mamma. Ed altre son destinate a rallegrar la convalescenza di piccole inferme, e forse più d'una ad esser pôrta, soffocando i singhiozzi, da una madre desolata, ultimo conforto a una malattia senza speranza, e a cadere un giorno dalla piccola mano scarnita, e a spezzarsi sul pavimento nel punto che la sua mammina adottiva chiuderà gli occhi per sempre. E quante carezze amorose, quante parole gentili, quanti teneri baci avranno questi corpicini insensibili, quanti piccoli cuori palpiteranno contro questi brevi petti pieni di tritura di sughero, su quante innocenti e soavi nudità premeranno queste fantoccie i loro labbruzzi freddi di porcellana, strette fra due braccini candidi e scaldate da un alito odoroso, dentro un lettuccio visitato da sogni azzurri! — Eh, sì; ma molte si buscheranno anche delle pacche secche, poichè è sempre in vigore, m'immagino, quel bell'uso materno, così sapientemente educativo, di consolar la bimba che cade picchiando la bambola ch'essa ha fatto cadere con sè; e poi perchè.... où il y a des femmes il y a des claques, come dice il proverbio dei nostri amici.

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Vidi infine le rarità: prima fra queste una piccola montanara di Varallo, dove nacque il “re delle bambole„, vestita di tutto punto come le sue compaesane vive, con quei ricami variopinti, che paiono mazzetti di fiori, con quei calzoncini di panno nero, con quelle treccie solide, con quegli ori antichi: una bella maschiotta bionda, che costò al Bonini e a sua moglie mesi di lavoro, e fece furore all'Esposizione di Palermo; per il che è conservata in bottega come una gloria di famiglia. — Questa non si vende, — mi disse l'autore de' suoi giorni. Infatti, aveva un'aria onesta. Ma le altre “rarità„ che rappresentano contadine sarde, romane e napolitane, si vendono; ed è curioso che sono quasi tutti viaggiatori stranieri quelli che le comprano, non come giocattoli, ma come esemplari di vestiari italiani, per non comprare un quadro del Michetti, del Quadrone o del Corelli; facendo così una economia non disprezzabile. Domandai al Bonini se avesse delle bambole col fonografo dentro. Mi rispose che n'aveva avute; ma che non ne possedeva più. — Il modello che avevo fatto venire — soggiunse — cantava una strofetta francese e poi faceva una risata.... Ma sa, di quelle risate sguaiate, da canzonettiste parigine, che in una famiglia per bene fanno un brutto sentire.... — Bambole corrotte, — osservai; — ha fatto bene a farle fuori, perchè.... basta alle volte una sola anche in un grande magazzino.... — Ed ero sul punto d'aggiungere: —.... per guastare tutte le altre, — ma rinvenni a tempo dalla mia distrazione e fermai al volo lo sproposito.

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Ma ora viene il meglio, un vero finale da teatro. Stavo ancora amoreggiando con la bella varallese, quando mi vedo buttar sul banco una grossa bambola che agita le braccia e le gambe, gnaulando, come un bimbo in culla, con una tale apparenza di vita, che mi desta quasi un senso di ripugnanza. Mentre sto in ammirazione di quello sgambettìo, sentendomi toccare una polpa, guardo giù, e vedo un'altra puppattolona con la veste lunga, che mi fa intorno un giro di valzer. Non mi sono ancora scansato, ed ecco un'altra bambola enorme, che alterna dei passi sul pavimento, tenuta per le mani da un commesso, tale e quale come un bimbo che impara a camminare. Un'altra bambola tanto fatta, nello stesso tempo, mi viene incontro sul banco a passi risoluti, diritta, gettando delle strida di galletto, come per domandarmi qualche cosa, e, voltandomi a un leggero rumore, vedo dall'altra parte un'altra fantocciona paffuta, in camicia, che succhia il poppaiolo a tutta forza, come divorata dalla fame. Non so dire lo strano senso di stupore e quasi d'inquietudine che provai in mezzo a quell'inaspettata eruzione di vita artificiale, accompagnata da un ronzìo sordo di congegni nascosti, somigliante ai borborigmi dei bimbi malati; tanto che mi parve ad un tempo di trovarmi al teatro Regio a una scena del ballo Puppenfee e in una sala della Maternità in un momento di scompiglio. E non badai a pregare il Bonini di non dar la corda ad altri automi, e lasciai che dèsse un secondo giro anche ai primi, così che finii con trovarmi in mezzo a un girìo e a uno sbracciamento di corpiciattoli e a un concerto di miagolii, di gemiti e di strilli, che mi facevano voltare in fretta di qua e di là, quasi inconsciamente, come se m'avessero chiamato per nome da cento parti. Ma all'improvviso mi prese un dubbio, che mi fece subito scrutare i miei sentimenti e interrogar la coscienza, quasi diffidando, con curiosità viva ed attenta.... E dissi tra me: — Come?... Sarebbe vero?... dopo quasi un mezzo secolo? — Ed era proprio vero. — Oh rossor! — come dice l'Alfieri — O vecchio rimbambito! Insomma.... mi divertivo.

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E scappai fuori per non cedere alla tentazione di comprare. Ma per un pezzo, per la strada, non potei staccare il pensiero da quanto avevo veduto, perchè la vista dei passanti, invece di distrarmi, mi riconduceva la mente a quello spettacolo. Ed era ben naturale, tante son le rassomiglianze che corrono fra questo bel mondo e la bottega del signor Bonini! Persone senza il capo sulle spalle, occhi fissi che non vedono, bocche aperte che non mangiano, e crani vuoti e facce pitturate e parrucche, se ne vedono a ogni passo. E i bei visetti a prezzo fisso, e i personaggi di gomma elastica, e gli uomini che hanno nel ventre il principio motore d'ogni passo e d'ogni atteggiamento, e le donnine eleganti che non hanno in corpo che tritura di sughero, non si contano. E se son rare le creature femminine infrangibili, quanti non sono gli uomini pubblici che s'agitano e gridano per un'idea, soltanto fin che dura la corda che ha dato loro il padrone, e quanti i poveri disgraziati che delle manine di bimba carezzano e spezzano per un capriccio, e quante le belle signore che ballano il valzer allegramente mentre il bambino abbandonato succhia del latte di vacca freddo da una mammella di vetro!

E v'è anche questa rassomiglianza, che come delle accomodature delle bambole malmenate dalle bambine non sono queste che fanno le spese, così avviene quasi sempre nel mondo degli uomini, che rompono gli uni e pagano gli altri.

UN PICCOLO TEATRO CELEBRE.