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Due caratteri principali si riscontrano in questi piccoli scrittori: i riserbati e laconici, che dicono il meno possibile, restringendosi a indicar secco secco le ore in cui le persone della famiglia si levano, mangiano, e vanno a dormire, e gli espansivi, che profondono le notizie e le confidenze. Questi parlano in special modo dei fratelli e delle sorelle, e si possono dividere alla volta loro in “affettuosi„ e in “critici„. La maggior parte dei primi ricordano con molta tenerezza le sorelle e i fratelli più piccoli; ciò che conferma la massima pericolosa d'un mio amico, padre molto prolifico, secondo il quale bisogna che nelle famiglie ci sia sempre un bambino, perchè ingentilisce il cuore dei figliuoli grandi. Dice uno: — Quando la mamma mi lascia da guardare il fratellino più piccolo sono molto contento perchè gli do anche da mangiare. — Un altro fa l'elogio del fratellino, che studia molto, e dice di sua sorella minore: — Mi diverto in tutte le maniere con lei. — Un terzo scrive: — Maria è la mia gioia la faccio saltare e qualche volta fa le bizze. E allora — soggiunge come la cosa più naturale del mondo — la mamma mi batte. — Dice il medesimo un quarto: — Io o anche la sorellina che a appena cinque anni e quella sorellina è il mio divertimento, e quando ho fatto il lavoro mi diverto e lei fa un pochi capriccetti, e mi fa castigar dalla mamma. — È un destino!... Un altro butta là nel mezzo del componimento, senz'alcuna attaccatura col resto, questa frase curiosa: — Mio fratello qualche volta mi fa dei piaceri.
I “critici„ sono anche più ameni; ma indiscreti, qualche volta. Ve n'è uno che giudica in questo modo le sue tre sorelle: — Ada è buona, ma un po' capricciosa; quella che si chiama Teresa va solamente a scuola all'asilo (come si sente in quel solamente l'orgoglio dello scienziato!), Adelaide è un po' cattiva. — Altri fanno a carico dei loro fratelli rivelazioni più gravi, come quelle che seguono:
— Poi ho un fratellino che ha appena due anni, e è un biricchino di prima riga.
— Ho un fratellino di 7 anni che va a scuola, non vuole saperne di studiare.
— Ho un fratello grande che è bocciato.
Uno dà intorno a suo fratello dei ragguagli più minuti, in una forma amenissima: — Il mio fratello più grande non studia abbastanza, ma fa dannare il babbo e la mamma. Torna a casa con un castigo da fare per la maestra. Il babbo e la mamma gli chiamano: te ne ha dato dei castighi da fare e lui dice di no e ha vergogna di dir di sì.
E che dire di un cervello sodo di sette anni e mezzo, il quale scrive: — Ho due fratelli, il maggiore è in 3ª e pare che quest'anno metta giudizio?
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Molte cose strane e oscure dicono riguardo alla professione e alle occupazioni del padre. La professione alcuni non l'accennano; altri pare che non n'abbiano un'idea molto chiara. Dice uno: — mio padre è impiegato fuori di porta — senz'altro: provatevi a indovinare. Un altro definisce la professione paterna in questo modo singolare, un po' indeterminato, mi sembra: — Il babbo va via alle 7 per guadagnarsi il pane col sudore della sua fronte. — Altrettanto singolare e non molto più lucida è quest'altra definizione: — L'occupazione del padre è di pensare molto ai colori per fare i quadri con dei fiori e altre cose. — Il figliuolo di un “impiegato al gas„ dice: — Mio padre a mezzanotte va a spegnere i ceri. — Definisce un altro in questa ardita forma grammaticale l'occupazione di sua madre: — L'occupazione di mia madre è che pensa alla roba di non perderla. — Il più originale, per altro, e il più misterioso è quello che, dopo aver detto: — L'occupazione del mio babbo è di fare il benestante, — soggiunge: — cioè 5 o 6 giorni sarà a Torino, 8 o 9 giorni sarà in campagna a lavorare, e quei 5 o 6 giorni che è a Torino un'ora sarà al mercato un'ora sarà all'ufficio, insomma ha tanto da lavorare che un'ora è in casa e un'altra è fuori. — Un benestante, come si vede, che non poltrisce sulle sue rendite. Ne cito ancor uno che fra le occupazioni del padre registra questa: — poi il babbo viene a casa e sta due ore a leggere il popolo (la Gazzetta del popolo) — e un altro che fa questa straordinaria rivelazione: — Il babbo va a letto la sera alle 11 e non si alza più che alla mattina.