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Ma le uscite bizzarre, lepide, gentili che si trovano in questi pochi componimenti, se volessi citarle tutte, riempirebbero troppe pagine. Non si direbbe che è un epigramma pensato questa doppia proposizione: — Mio fratello va al ginnasio, ma studia? — E come è ben resa la varia operosità d'una brava ragazza di casa con questi due tocchi: — Mia sorella mi corregge il lavoro e scopa il negozio. — E che fior di logica semplicità v'è in questa frase: — Allora i genitori mi fanno ripetere la lezione, se la so mi dànno la merenda e se non la so non me la dànno — e nella seguente: — la mamma mi lava i vestiti se sono sporchi, me li cucisce se sono stracciati. — Dopo aver accennato le occupazioni dei parenti, uno passa a dire le proprie con questo ingenuo avvertimento: — Vengo a parlare di me. — Un altro: — Adesso parlo di me. — E un terzo, più solenne: — Ed ora parlo di me stesso. — Questi me ne rammenta un quarto che notifica in una forma nuova affatto la composizione della propria famiglia: — A casa mia ho il babbo, la mamma, la sorella e me.
Fra le chiuse più degne di nota trascrivo le seguenti, che paiono state cercate per ottenere un “effetto finale„:
— Io sono un bambino di 7 anni e 7 mesi.
— Io ho otto anni e mi levo alle 7 e mezza.
— Io sono della scuola Angelo Brofferio e mi levo alle 7.
Ve n'è uno che, fra l'altre, dà questa importante notizia; la quale, per quanto concerne lui, è certamente una piccola spacconata: — Dopo cena qualche volta andiamo al caffè a bere dei liquori.
Da un periodo arruffato d'un altro si capisce che in casa sua sono incaricati i ragazzi di apparecchiar la tavola; ma sentite con quali restrizioni, e come giudiziosamente e ordinatamente specificate: — Ma mettono solamente il tovagliolo e le tovaglie perchè se mettono i tondi li rompono e le posate si tagliano o cadono per terra e possono fargli del male sugli occhi dentro alla bocca sulla fronte.
Il figliuolo d'un calderaio ha sulla fine questa maravigliosa uscita, che a qualcuno farà dare un balzo sulla seggiola: — Il babbo viene a casa ed è l'ora della cena. Noi amiamo e dopo amato usciamo. — Si capisce che voleva dir ceniamo; ma che il verbo “amare„ ch'egli aveva forse in mente per l'espressione d'un pensiero d'affetto alla chiusa, essendosi cacciato avanti tutt'a un tratto, gli cascò sulla carta invece dell'altro.
Fra le cose commoventi noto quella del figliuolo d'un muratore, per intender la quale conviene sapere che una società di filantropi torinesi fondò delle “colonie alpine„ dove son mandati ogni anno a passar l'estate un certo numero di fanciulli poveri delle scuole municipali, scelti fra i più deboli di salute. Il povero ragazzo scrive che a casa sta coi piedi nudi per non sciupare le scarpe, perchè ho da andare alle colonie alpine, e così ci vuole un paio di scarpe buone, — ed enumera dopo questo gli altri oggetti di corredo richiesti, soggiungendo con una esclamazione di gioia: — E io ho già tutto!