Ma la più saporita l'ho serbata per la fine. Dice un ragazzo: — L'occupazione di mio fratello maggiore è di levarsi la mattina alle 3 e di andare a Chieri al passo di corsa. — Dêi del cielo, ci son venti chilometri! — E che dannata professione sarà mai questa? — mi domandai leggendo; ma, per quanto ci pensassi, non mi riuscì di scoprirla. Seppi poi dalla maestra che quel fratello è “volontario d'un anno„ nei bersaglieri, e che l'alunno aveva inteso d'accennare a una “marcia di resistenza„ fatta dal reggimento; ma s'era espresso in modo, come si vede, da far scambiare la fatica straordinaria con una occupazione quotidiana — spaventevole.
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Se tanto c'è da spigolare in trentacinque componimenti, che non si troverebbe in una grande raccolta? Certo, io non dico agli insegnanti elementari, che l'insegnarono a me, quanto ci sia da imparare spingendo l'analisi di questi lavori oltre l'ortografia e la grammatica. Ma mi arrischio a dirlo agli scrittori giovanissimi, e a tutti coloro che studiano il cuore e la mente umana; poichè credo fermamente che i fanciulli, a studiarli profondamente e con amore, siano, dopo gli scrittori di genio, i migliori maestri dell'uomo.
I DESIDERI DEI RAGAZZI.
Non sono immaginazione mia: li manifestarono per scritto trentacinque alunni d'una seconda classe elementare delle scuole municipali di Torino, ai quali la maestra diede per tema: I miei desideri, e fece fare il componimento nella scuola, senza brutta copia, concedendo un'ora di tempo. La maggior parte sono ragazzi dai sette agli otto anni, che venti mesi fa non leggevano ancora l'alfabeto, e diciotto sui trentacinque, figliuoli d'operai. Da ieri ho fra le mani i loro componimenti, — un mucchio di foglietti di carta rigata, coperti d'ogni forma di scrittura, dalla calligrafia quasi perfetta alla pura e pretta raspatura di gallina, e sparsi d'una flora maravigliosa di grossi e piccoli spropositi che fanno ridere e pensare.... — e non so risolvermi a buttarli in un canto, prima d'averne raccolto in un mazzo i fiori più belli per offrirli agli studiosi e ai dilettanti di letteratura fanciullesca.
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Prima di principiare a leggere pensai che questi componimenti non potessero essere che elenchi di balocchi e di giochi, tutti eguali a un dipresso, come le vetrine dei venditori di giocattoli; non pensai, fra l'altre cose, che potesse essere così generale, come lo riscontrai, in ragazzi di quell'età il desiderio dei viaggi; il quale poteva dare, come dà infatti, ai loro lavori una varietà inaspettata e dilettevole; e sono appunto le espressioni diverse di questo desiderio ciò che mi divertì sopra tutto e che mi parve più meritevole d'osservazione nei periodi bizzarramente scarmigliati e claudicanti dei miei piccoli prosatori.
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Quasi tutti manifestano, prima d'ogni altro, il desiderio di viaggiare, e nominano le città che preferirebbero di vedere. Le città più “desiderate„ sono, per ordine di voti, Milano, Napoli e Roma. Penso che abbia il primato Milano per la ragione che, essendo la più vicina a Torino, è quella di cui i ragazzi sentono parlare più spesso. Quelli che vorrebbero andare a Roma son quattro, e due di questi paiono mossi da sentimenti politici opposti, perchè l'uno vorrebbe andarvi soltanto “per vedere dove abita il papa„, l'altro, per vedere quel bel palazzo dove ci sta Umberto I. Il terzo, indifferente al monarca e al pontefice, dice che desidera di andar a Roma non per altro che perchè “c'è stato il suo padrino„, ed è dubbio il quarto perchè scrive che vorrebbe andare “sul bastimento a rona„ e può darsi che abbia inteso di scrivere a Arona sul Lago Maggiore. C'è un altro, del resto, che parla d'andare “col bastimento„ a Milano. Per Firenze non ci sono che due aspiranti, per Genova uno e uno per la Sicilia. Ce n'è sette, invece, per l'America; ma è da notarsi che i più di questi dicono l'America perchè ci ebbero o ci hanno qualche parente; ed è lo stesso dei tre che desiderano d'andare in Francia. Due soli hanno desideri senza confini; uno che vorrebbe visitare tutto il mondo, e un altro che desidera di viaggiare tutti i paesi; e altri due sognano viaggi avventurosi di scoperte e di lotte. Il mio desiderio, sarebbe di attraversare il mare e di cercar le oasi (voleva dir le isole forse), e il secondo: Mi piacerebbe visitare i deserti dove c'è le bestie feroci. C'è anche un originale che vorrebbe non solo andare, ma stare in Asia; in quale parte non lo dice; si può intendere fra Gerusalemme e Pechino; e la ragione della sua scelta è un po' vaga: — perchè è molto bello e mi piace molto e c'è un sole molto caldo. — Invitato dalla maestra a spiegarsi meglio, si chiuse in un silenzio pien di mistero. Più comprensibile è uno dei sette già rammentati, che vorrebbe visitare quella grande città d'America (non dice quale) perchè ci sono quelle grosse piante, quei tronchi che sono di una grandezza straordinaria; ed esprime in questa forma ingenua la sua ammirazione per la fecondità della natura: — E poi da quelle piante piccole a venire e quelle piante straordinariamente grosse! — E gli accozzamenti delle grandi città e dei piccoli comuni sono curiosi. Uno vorrebbe veder Milano, Firenze, Castellamonte; un altro vorrebbe andare in America, e poi a Crescentino, un comune della provincia di Novara, dove dice che è “puro il cielo„. Ma la cosa più amena sono le ragioni che adducono, gli scopi particolari che si prefiggono alcuni al loro viaggio. Quello che dice: — vorrei andare a Genova a pigliare i bagni di mare, ma ho un po' paura della burrasca — si capisce; ma quello che vorrebbe andare a Firenze! Non pensate che sia per veder Santa Croce, i musei, i monumenti: si può dare in mille a indovinare. — Per bere il latte che è squisito! — Donde gli sarà mai venuto un così straordinario concetto del latte fiorentino? Può fare il paio con quell'altro che desidera d'andare a Napoli, oltre che per vedere il vulcano o vesuvio, sapete perchè? Perchè si mangiano dei maccheroni napoletani; e questo passi; ma soggiunge il sudicioncello: — e sono molto buoni e non si prendono col cucchiaio ma si mangiano con le mani. — Chiedo scusa per costui, come cittadino torinese, ai miei compaesani di Napoli, e li assicuro che si tratta d'un'opinione affatto personale dello scrittore.
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