Al mare accennano più d'una metà, ed è notevole che quasi tutti quelli che v'accennano desiderino di fare i bagni marini. Sarà un segno di progredita cultura igienica? Perchè non uno su trenta scolaretti di Torino, quando io ero ragazzo, avrebbe forse espresso un tal desiderio; certo, non ci avrebbe pensato nessun ragazzo di famiglia povera. L'immagine più poetica, riguardo al mare, è quella del figliuolo d'un operaio, il quale dice: — Mi piacerebbe andare sugli alti mari dove si vede per tutto acqua e celo; — ma vorrebbe avere con sè la mamma, la zia e un cugino “per dividere i pericoli„. Sono anche di più quelli che desiderano di andare in montagna; ed è naturale anche questo poichè vivono tutti davanti allo spettacolo incantevole delle Alpi. Uno dice che vorrebbe andare in montagna per vedere i buoi; un altro per stare molti giorni ad una certa altezza numerosa; un bel traslato ardito, se lo volle riferire, come pare, al numero dei metri d'altitudine. Un ragazzo povero esprime lo stesso desiderio con una frase semplice e triste che tocca il cuore: — Vorrei andare sulle più alte montagne, a pigliare un po' d'aria buona, che non sono mai andato in nessun paese. — Andare a passar l'estate in campagna, senza determinazione di luoghi, è il desiderio più comune; più vivo in quelli che non lo possono soddisfare, ed espresso da tutti con un'insistenza e un calore di parola, in cui si sente un bisogno vero del corpo e dello spirito, un fremito d'uccelletti ingabbiati, assetati d'aria e di verde. Conviene anche dire, peraltro, che quanto a viaggi e a escursioni i desideri di una buona parte sono assai moderati, arrestandosi in alcuni ai Santuari d'Oropa e di Graglia, e in altri a villaggi dei dintorni di Torino e alla basilica di Superga; nella quale uno degli scrittori vorrebbe andare a vedere “quei sotterranei dove è morto il re„. Parecchi sono anche più modesti: non desiderano che “una passeggiata nel Corso Palestro„ che vedono ogni giorno, poichè è a un passo dalla loro scuola, o una di quelle passeggiate in via Po (chi sa quali?), o fino alla succursale (niente di meno), che è una stazione minuscola della strada ferrata di Milano, dentro la cinta. Ce n'è uno, poi, che non vuol andare in nessun luogo, e manifesta per i viaggi un'avversione assoluta; dicendo che vorrebbe star tutta la vita a Torino, per una ragione che siete mille miglia lontani dall'immaginare: perchè c'è aria fina. E neppure potete immaginare la ragione, tanto è semplice, che adduce un altro del non poter fare i grandi viaggi che vorrebbe. — Ma fare tutti questi viaggi non posso--dice — perchè o da frequentar la scuola tutte le mattine.

*

Sento una domanda del mio buon amico Moneta: — La propaganda per la pace ha recato qualche frutto? Si può riconoscere in codesti componimenti uno scemato spirito guerresco nel desiderio scemato di quei giocattoli che rappresentano strumenti e idee di guerra e di morte? — Mi manca, per dare una risposta, il termine di paragone; ma temo che, se anche l'avessi, non potrei dare una risposta molto consolante. Su trentacinque sono undici che desiderano trombe, soldati di piombo, fucili, sciabole, pistole, un intero arsenale. Credo soltanto minore di quello che sarebbe stata trent'anni fa la richiesta dei tamburi (due soli ne chiedono) perchè, non usandosi più il tamburo nell'esercito, manca l'impulso dell'imitazione. È vero, peraltro, che uno solo di quegli undici esprime chiaramente delle idee belligere, e anche in senso puramente difensivo, dicendo: — Vorrei essere vestito da soldato per andare in guerra a combattere contro il nemico e salvar la mia patria. — Quasi tutti gli altri non chiedono armi che per giocare. Ce n'è uno, anzi, che confessa la propria avversione alla guerra in un modo assai comico, ed è di quelli che vorrebbero viaggiare in Africa. — Ma andare in Africa — soggiunge — non mi piace perchè c'è la battaglia, ma io vado quando non fanno la battaglia. — E dice anche, contraddicendosi, che non gli piace d'andare in Africa, perchè vi sono neri gli Abissini.

*

Più delle armi sono desiderati gli animali, naturalmente, poichè dopo l'uomo — primo oggetto d'osservazione pei fanciulli, — son quello che più gli rassomiglia; e fra gli animali, per la bellezza delle forme, e per la vivacità delle mosse e la varietà degli usi a cui serve, il più desiderato è il cavallo. Sedici alunni vorrebbero averne uno, ma due soli specificano: un cavallino sardo. Poi viene il cane, desiderato da cinque: uno dei quali vorrebbe uno di quei cani inglesi, e un altro, un bel can barbone; ma per licenziare la serva, parrebbe: perchè — dice — il can barbone è docile e serve a far la spesa ai padroni. Sono desiderati da altri una pecora, una pecorella viva, un asinetto, ed altri animali domestici; di uccelli non è nominato che il canarino. Anche il gatto ha un voto solo; forse perchè quasi tutti ne hanno uno da tormentare in casa propria. Ma a proposito di bestie il più saporito periodo lo scrisse quello che vorrebbe “un bel cane e un cagnolino da guardia: sentite se si può essere più assennati e più previdenti; par che ripeta un discorsetto di suo nonno: — Ma con questi due cani — dice — uno piccolo, e l'altro grosso, non vorrei che fossero invidiosi, che non si mordessero malamente, come fanno certi cani, e non mi piacerebbe niente se venissero arrabbiati, allora poi li farei uccidere perchè senò si uccidono tra loro....„

*

Tra le cose inanimate quelle che destano più desideri sono la lavagnetta col gesso e il teatro coi burattini; ma perchè l'una e l'altro servono all'imitazione della vita. Anche la lavagnetta, in fatti, benchè dicano quasi tutti — le mascherine — di desiderarla per esercitarsi alle operazioni aritmetiche (che suol essere il pretesto con cui se la fanno comperare), in realtà la vogliono per rabescarvi su dei fantocci. Quattro desiderano una biblioteca, senza dir altro; uno eccettuato, il quale ha pretensioni bibliografiche molto discrete, poichè la vorrebbe composta di tutti e cinque i libri di lettura delle cinque classi elementari e di una bella storia sacra per leggere la venuta dei magi. Di altri libri che si desiderino non trovo accennati che due libri di preghiere e un bel libro di preghiere a Gesù Bambino. Opere d'arte ne desidera uno solo, che vorrebbe una statua, e non aggiunge parola: la prima statua venuta. Non metto fra gli oggetti d'arte i due quadri, uno del re e uno della regina, a cui accenna un altro, perchè possono essere desiderati per sentimento di devozione alla monarchia; come forse per sentimento religioso desiderano altri tre un bel crocifisso, un bel quadro della Madonna, una Madonna dipinta. Un solo filarmonico si palesa, uno che vorrebbe un pianoforte per imparare a sonarlo molto bene. Fra gli oggetti di desiderio più singolari noto una bell'arnia e un servizio da caffè. Ma come badano tutti, quando può nascere equivoco, a far ben capire che vogliono oggetti da grandi, e non dei trastulli. — Vorrei un bell'orologio — dice uno — ma non di quelli da cinque centesimi, e che vada. Un altro vorrebbe una barca — ma proprio di quelle da metterci noi dentro e partire; — l'espressione potrebbe essere forse più elegante, ma non più chiara. E uno di quelli che desiderano un cavallo spiega bene: — un cavallo, ma da andare in groppa. Un quarto mette in un mazzo, come tre cose affini, questi tre desideri: un teatro, una gallina, una spada. È strano come non uno di questi trentacinque ragazzi, di cui la più parte sono di famiglia povera, esprima il desiderio d'un bel vestito, d'un oggetto d'ornamento, d'una qualunque cosa che dimostri la vanità di volersi distinguere esteriormente. Qualcuno si stupirà che non sia stata ancor nominata la bicicletta, e ci sarebbe davvero da stupire se non l'avesse rammentata nessuno. I desiderosi del nuovo “locomobile„ come lo chiama prosaicamente il regolamento municipale, o del ferreo corsiero, come lo chiama poeticamente Lorenzo Stecchetti, son cinque; uno dei quali espone il suo desiderio con questa piccola spampanata: — Mi piacerebbe andare a Napoli a traversare il mare che è veramente bello; ma se io avevo una bicicletta sarei già andato.

*

Nell'ordine della “proprietà dei beni immobili„ i desideri son pochi, e non irragionevoli. La proprietà più ambita è il giardino — un giardino con molti fiori — un giardino tutto fiorito di rose — ed altri, definiti brevemente, con immagini graziose, che esprimono un desiderio vivo. V'è un solo ragazzo, più pratico, chè vorrebbe “un campo pieno di frumento„. Tre desiderano una casa, che uno chiama una costruzione, e la vorrebbe mobiliare a modo suo, col proponimento, pare, di rimaner celibe, perchè scrive: una piccola casetta per mettervi un lettuccio, un sofà, un guardaroba, con alcune seggiole e un seggiolone. Più numerosi son quelli che desiderano indeterminatamente la ricchezza; ma quasi tutti (e in questo è evidente che esprimono un'idea inculcata loro alla scuola più che un sentimento spontaneo) dicono di desiderar d'essere ricchi per poter soccorrere i poveri. Uno solo determina l'ammontare del patrimonio che vorrebbe avere, aggiungendo quali sventurati soccorrerebbe di preferenza: — Vorrei avere una lira per fare elemosina agli infelici, cioè come lo storpio, il cieco e il monchino. Desideri riguardo all'avvenire, e in specie alla carriera, tre soltanto ne espongono: uno che vorrebbe esser marinaio, e due che vogliono far l'avvocato. E pare che uno di questi faccia conto di pescar nel Foro fior di quattrini perchè dice: — I miei desideri sono pure, quando sarò già avvocato, due bellissimi cavalli e una magnifica carrozza, e quando avremo voglia d'andare a cavallo, io e il mio papà, andremo, e quando avremo voglia di andare in carrozza, andremo. — E perchè no? Non si direbbe che c'è sotto una sfida ai socialisti? Un altro, meno ambizioso, dice di desiderare un caffè; ma non si capisce se sia per “esercitare il negozio„ o solamente per vuotare a suo libito le bocce e le zuccheriere; che è forse la versione più ragionevole. Osservo, a questo proposito, che non ci sono in tutti e trentacinque i componimenti se non pochissimi indizi di ghiottoneria. Quattro soli desiderano dei dolci, pochi altri delle frutta; e dice uno di questi che vorrebbe andare in America perchè c'è lo zucchero e in Africa perchè c'è i datteri. Cito ancora ad onore un ragazzo sobrio che vorrebbe fare una bella cena in un giardino, e bevere un pochino, ma non bevere molto, e un altro capetto scarico, il quale desidera che i suoi genitori diano un pranzo in casa, e numera le persone che vorrebbe invitate, una caterva di parenti, congiunti, padrini, madrine ed amici, da dar fondo alle dispense dell'Albergo d'Europa.

*