Alle undici e mezzo, mentre la cameriera ansava ancora su per le scale con la cartella del disegno sotto il braccio, Alba sonò il campanello e, appena le fu aperto, si slanciò nella sala da desinare, dove l'aspettavano il padre e la madre, coi regali pel suo giorno natalizio.
In un batter d'occhio vide e toccò tutto: il mazzo di fiori, l'anello, il libro illustrato e il canestrino da lavoro, disposti sulla tavola apparecchiata, su cui brillava un raggio di sole; poi, ringraziando e ridendo, abbracciò e baciò con impeto il babbo e la mamma, e poi.... si lasciò guardare.
Era più bella che mai quella mattina: i suoi capelli ondulati e i suoi grandi occhi parevan più neri del solito, e il bel garofano rosso, contornato di violette, che le usciva dall'abbottonatura del giubbetto bianco, non reggeva al confronto della sua piccola bocca capricciosa e imperiosa.
Suo padre stette un minuto in adorazione davanti a lei; e i suoi occhi pieni di tenerezza facevano un contrasto singolare coi minacciosi baffi grigi che gli andavan dalla bocca alle orecchie. Sarebbe bastato uno sguardo a chi che sia per accorgersi che quel pezzo d'uomo del signor Mazzi, dalla faccia di vecchio soldato e dalle mani d'antico operaio, più temuto che amato dai duecento cinquanta lavoratori della sua grande fabbrica d'ombrelli e di bardature, una delle più fiorenti di Torino, non era che il servitore umilissimo di quella ragazzina di dodici anni, in cui pareva che si fosse affinato ancora il sangue signorile della mamma. Bella, figliuola unica, delicata di salute: aveva tutto quello che ci voleva per far la tiranna. Una lunga malattia sofferta da lei due anni innanzi, a cagion della quale, perduto un anno, ripeteva l'ultimo corso elementare nelle scuole del Municipio, aveva ancor rinsaldato il suo impero. A ogni sua nuova prepotenza giurava bensì il signor Mazzi che sarebbe stata l'ultima; ma quando un'altra volta la vedeva addolorarsi d'una ripulsa o ricorrere all'arma terribile del digiuno per far trionfare la sua volontà, quando, sopra tutto, le vedeva gonfiar per la collera quel bel collo esile e bianco, come se fosse sul punto di schiattare, ogni forza alla lotta gli mancava. Faceva ancora un'ultima mostra di resistenza invocando il soccorso della signora Mazzi, che con la sua mollezza di bionda grassa e linfatica gli consigliava di cedere per la pace, e poi.... cedeva per la pace. Era così cresciuta liberamente nell'animo d'Alba una fitta e intricata vegetazione di piccoli e grandi difetti; la quale, peraltro, non aveva soffocato il fiore della bontà e della pietà, nato in lei e mantenuto vivo da una precoce e quasi maravigliosa intuizione delle miserie e dei dolori del mondo che non conosceva.
Quando si credette ammirata abbastanza, disse:
— Papà, ti ho da domandare un favore.
Ma in quel punto istesso s'affacciò all'uscio la cameriera ad annunziare che il signor Boleri, avvocato criminale e radicale, brillante ed entrante, buon amico di casa Mazzi, desiderava dir due parole al padrone.
Questi entrò nella stanza accanto, e la signorina che, fra gli altri difetti, aveva anche quello d'una curiosità indiscreta, s'avvicinò all'uscio socchiuso per ascoltare. Ma il dialogo non le arrivò all'orecchio che a frammenti.
Alle prime parole dell'avvocato, dette col suo solito accento gioviale, il Mazzi rispose con tutt'altro accento: — Mi rincresce, non posso.
— Andiamo, — replicò l'amico, — non vorrai far scomparire il presidente onorario della Fratellanza artigiana, a cui quel povero diavolo s'è raccomandato. È un buon operaio, alla fin dei conti; ha lavorato per due anni nella tua fabbrica e non hai mai avuto motivo di lagnartene.