Ma il Mazzi ripetè il suo no, borbottando delle ragioni che la ragazza non intese.

L'altro allora tornò all'assalto, e questa volta sul serio: — Sta bene, — disse; — ma pensa che da sei mesi cerca lavoro, e non ne trova; che chiedendoti d'esser riammesso, fa ammenda del suo torto, se pure ti fece un torto, e che ha famiglia.... e fame.

Ma il Mazzi persistette nel rifiuto, ragionando. Doveva dare un esempio. Avrebbe voluto dir di sì; ma non poteva e non doveva. — Hanno voluto lottare, — concluse, — lui e gli altri della combriccola, e hanno perso: tanto peggio per loro. È una guerra a oltranza che si combatte fra loro e noi. Io non do tregua. Faccio come essi fanno: mi servo di tutte le armi che sono in mia mano.

— Ma tu combatti contro un disarmato, — ribattè il Boleri, — contro un vinto, che ti chiede grazia.

— Me la chiede oggi, tornerebbe a combattermi domani. È inutile che tu insista. Ho deciso.

— È la tua ultima parola?

— Me ne dispiace per te, che hai preso la cosa a cuore. È l'ultima.

— Ebbene, — rispose l'avvocato, avviandosi per uscire, — ti credevo non soltanto più pietoso, ma più prudente.... e meno orgoglioso. Beccati questa, e buon pro ti faccia. Darai alla bambina questo mazzetto. Tanti saluti.

*

Il signor Mazzi rientrò nella sala da desinare col viso rannuvolato e porse ad Alba il mazzo di fiori.