E, preso l'amico fra le braccia, lo pose a sedere sull'asse, si fece metter le mani sulle spalle, e s'afferrò al ferro con le sue, l'una a destra e l'altra a sinistra, pronto alla corsa.
La frusta schioccò; la carrozza si mise in moto.
— Ci stai bene? — domandò Carlo.
Arturo accennò di sì.
— Fa conto di far gli esercizii alla sbarra fissa. Ma agguantami forte, e attento ai sobbalzi. Non aver paura, però. Non s'andrà molto lesti. Mi sono accorto che il fiaccheraio è sborniato. E non darti pensiero di me. Io ho i polmoni del Bargozzi. Vedrai che avremo fortuna....
*
Proprio in quel momento, nella carrozza, uno dei padrini, — un signore lungo e secco, con due occhi di gatto e un pizzo di barba grigia — dava gli ultimi consigli all'avvocato Bussi, seduto dirimpetto a lui, intorno al modo di regolarsi nel duello. — Dunque, siamo intesi. L'avversario è fuor d'esercizio, si stancherà dopo la prima furia. Tu aspetta che molli, e allora fa quello che t'ho detto: — così — così — e là! — E sarà servito. — E rifece con la mano ossuta l'accenno di due finte e d'un colpo di bandoliera, strizzando l'occhio felino.
L'avvocato Bussi non rispose. Aveva l'aria d'un uomo seccato. Volgeva in mente da un po' di tempo dei pensieri assai discordanti dalla conversazione; i quali s'esprimevano in un sorriso sarcastico sulle sue labbra taglienti, usate alla canzonatura. — Curioso — diceva tra sè — questo bravo signore, che si vanta di credere in Dio, e che m'insegna tranquillamente a sgozzare il prossimo, come mi darebbe una ricetta per una salsa! E quest'altro palloncino pien di vento, che non riesce a nascondere la felicità d'esser per la prima volta padrino in un duello, come se fosse una delle imprese d'Ercole, e schizza dagli occhi l'impazienza d'andarlo a strombettare ai quattro canti di Torino! E questi due armadi a ruote che portan via di nascosto me e quell'altro come due ragazze rapite, e quel signore che c'impresta cortesemente la villa perchè ci possiamo ammazzare a nostro comodo, e il medico che ci accompagna con l'ago e col filo per rimendarci la pelle.... tutto questo m'ha l'aria d'una lugubre buffonata. Vorrei sapere perchè mi vado a battere. Quando il Pironi mi regalò quell'epiteto, io ero ben certo che tale non mi credeva, e che quanti eran lì eran certi della stessa cosa, e che capivano ch'egli m'aveva lanciato quella parola perchè l'avevo messo al muro e non sapeva più che altro rispondermi. Avrei dovuto ridergli in faccia, senz'altro. Io mi batto dunque per dimostrare che non son uomo da lasciarmi dire delle impertinenze. Ma se egli mi ferisce, a che servirà l'aver dimostrato che non mi lascio dire delle impertinenze, se dimostrerò ad un tempo che mi lascio dare delle sciabolate? Che corbelleria! Ma è una corbelleria che può finire.... con la fine d'uno dei due. Si può essere più bestialmente matti?... Basta: purchè non ci sian là a vederci dei contadini. È il mio pensiero fisso da ieri: un pensiero che mi dà una noia.... da non credersi. Mi pare che mi vergognerei, e che buscherei una botta per effetto della distrazione. E perchè me ne vergognerei?... Perchè la gente del popolo ride del duello. È certo per questo. Ma perchè, se io vedo due popolani che rissano col coltello, non rido, ed essi ridono quando vedono due di noi che si battono con la sciabola? Vediamo un poco. Forse.... perchè essi non si battono che in un accesso di furore, il quale, se non giustifica la rissa, la spiega, e le dà almeno un aspetto tragico; quando il nostro combattimento condotto con tutte le regole, — dopo uno scambio di saluti, con le debite pause, in presenza di quattro signori, in un luogo prestabilito, senza neanche la giustificazione apparente dell'ira — è veramente una cosa buffa e antipatica. E io me ne vergognerei anche perchè quella gente, vedendo un duello, comprendono che è assurda la distinzione enorme che noi facciamo fra le nostre risse e le loro, e godono di coglierci in una contraddizione stupida e odiosa fra la nostra ferocia di duellanti e le nostre vanterie di gente civile e gentile; contraddizione tanto più odiosa in quanto ad ammazzare essi non imparano, e noi ci esercitiamo per molti anni. Ah, buffoni, buffoni, buffoni! Ma dunque non si arriverà mai a questa villa del malanno?
*
In quel momento, i due ragazzi sentirono uscir dalla carrozza un grido soldatesco: — Ferma!