— Accidenti al proprietario! — esclamò, e ricadde a terra.
— Che cosa c'è? — domandò Arturo, sgomento.
— C'è che la cresta del muro è incrostata di schegge di vetro, a servizio dei galantuomini. Bisogna sacrificar le giacchette. Dammi la tua.
Se le tolsero tutt'e due, Carlo le prese fra i denti, e, risalito sulle spalle del compagno, gettò l'una sopra l'altra sul sommo del muro, vi piantò le mani come due artigli, si tirò su, si rigirò verso il compagno appoggiandosi sul ventre, tese le braccia verso di lui, e gli disse: — Afferrati, punta i piedi contro le sporgenze e vien su senza paura: ho le pale solide.
In quella maniera, facendo uno sforzo di piccolo atleta, tirò a sè il compagno come un secchio.
— Bada a non bucarti! — gli disse quando Arturo s'attaccò alle giacchette.
Arturo mise un grido.
— Che c'è?
— Nulla; una puntura.
— Io salto dentro. Tu aspetta.