“Non si sa.”
“In che modo vivono?”
“Non si capisce.”
“Che autorità riconoscono?”
“Una sola: los reyes (i re), capi delle famiglie o delle case, quelli che hanno più danari e più anni. Essi non escon mai dal loro borgo, non sanno nulla, vivono al buio di tutto ciò che accade fuor della cerchia delle loro case. Le dinastie cadono, i governi si trasformano, gli eserciti si battono, ed è un miracolo se ne giunge la notizia fino al loro orecchio. Domandi loro se Isabella è ancora sul trono o no: non lo sanno. Domandi loro chi è Don Amedeo: non ne hanno mai inteso il nome. Nascono e muoiono come le mosche, e vivono come secoli fa, moltiplicandosi senza uscire dai propri confini; ignoranti e ignorati, non vedendo altro in tutta la loro vita fuor che la valle che s'apre sotto i loro piedi e l'Alhambra che torreggia sul loro capo.”
Ripassammo per tutte le strade percorse prima, ora deserte ed oscure, e mi pareva che non finissero mai; e sali e scendi e svolta e gira e rigira; finalmente s'arrivò nella piazza dell'Audiencia, in mezzo alla città di Granata, nel mondo civile. Alla vista dei caffè e delle botteghe illuminate, provai un senso di piacere, come se fossi tornato alla vita cittadina dopo un anno di soggiorno in una landa disabitata.
La sera del dì dopo partii per Valenza. Mi ricordo che pochi momenti prima di partire, dovendo pagare il conto dell'albergo, osservai al padrone che nella nota c'era segnata una candela di più, e gli domandai ridendo: “Me la toglie?” Il padrone afferrò la penna, e togliendo venti centesimi dal totale della somma, rispose con voce che voleva parer commossa: