Attraversammo la Mancia, la celebrata Mancia, teatro immortale delle avventure di Don Chisciotte. È tal quale io me l'immaginava: ampie pianure nude, lunghi tratti di terreno sabbioso, qualche mulino a vento, pochi villaggi meschini, viottole solitarie, casuccie abbandonate. Vedendo quei luoghi, provai quel vago senso di malinconia che desta sempre in me la lettura del libro del Cervantes, e ridissi a me stesso quello che, leggendo, mi dico sempre: Costui non può far ridere, o sotto il sorriso fa spuntare la lacrima. Don Chisciotte è una figura mesta e solenne; la sua pazzia è un lamento; la sua vita è la storia dei sogni, delle illusioni, dei disinganni, delle aberrazioni di tutti; la lotta della ragione coll'immaginazione, del vero col falso, dell'ideale col reale; tutti noi abbiamo del Don Chisciotte, tutti noi prendiamo dei mulini a vento per giganti, tutti noi siamo a volta a volta spinti in su da un impeto d'entusiasmo, e ricacciati giù da una risata di scherno; tutti siamo un misto di sublime e di follia; tutti sentiamo con amarezza profonda il contrasto perpetuo tra la grandezza delle nostre aspirazioni e la debolezza delle nostre facoltà. Bei sogni della fanciullezza e dell'adolescenza, propositi generosi di consacrar la vita alla difesa della virtù e della giustizia, care immaginazioni di affrontati pericoli, di lotte venturose, di gesta magnanime e di eccelsi amori, ad una ad una cadute, come foglie di fiori, sull'angusto e uniforme sentiero della vita, come ce le ravvivi nell'anima, e quanti vaghi pensieri e profondi insegnamenti ne derivi, o generoso e sventurato cavaliere dalla triste figura!

Si toccò Argasamilla di Alba, dove Don Chisciotte nacque e morì, e dove il povero Cervantes, esattore del gran priorato di San Giovanni, in nome del magistrato speciale di Consuegra, fu arrestato dagli irascibili debitori, e tenuto prigione in una casa che, a quanto si dice, esiste tuttora, e nella quale è fama egli concepisse il disegno del suo romanzo. Passammo accanto al villaggio di Val de Peñas, che dà il nome a uno dei più squisiti vini di Spagna, nero, frizzantino, esilarante, il solo, forse, che permetta allo straniero del Norte le copiose libazioni dei suoi banchetti; e giungemmo infine a Santa Cruz de Tudela, villaggio famoso per le sue fabbriche di navajas, (coltelli, rasoi) presso il quale la via comincia a sollevarsi dolcemente verso la montagna.

S'era levato il sole, eran discese donne e bambini dalla carrozza, eran saliti contadini, ufficiali e toreros, che andavano a Siviglia. Si vedeva, in quel ristretto spazio, una varietà di vestimenti che non si vede da noi in un mercato: cappelli a punta di contadini della Sierra Morena, calzoni rossi di soldati, grandi sombreros di picadores, scialli di gitane, mantas di catalani, lame di Toledo appese alle pareti, cappe, ciarpe, fronzoli di tutti i colori d'Arlecchino.


Il treno s'innoltrò tra le roccie della Sierra Morena, che separa la Valle della Guadiana da quella del Guadalquivir, famosa per canti di poeti e gesta di briganti. La strada corre tratto tratto fra due pareti di sasso tagliate a picco, alte tanto, che per vederne la sommità convien mettere tutta la testa fuor del finestrino, e torcere il viso in su, come per guardare il tetto del carrozzone. Altrove le roccie son più distanti, e sorgono le une sulle altre, le prime in forma di macigni enormi franati, le ultime ritte, sottili, simili a torri ardite, innalzate su smisurati bastioni; in mezzo, un ammonticchiamento di massi, tagliati a denti, a scalini, a creste, a gobbe, dove quasi sospesi in aria, dove separati da caverne profonde e da precipizi spaventevoli, che presentano una confusione di forme capricciose, di abbozzi fantastici d'edifizi, di figure gigantesche, di rovine, e offrono a ogni passo mille profili ed aspetti inattesi; e su quella infinita varietà di forme un'infinita varietà di colori, di ombre, di guizzi, di sbattimenti di luce. Per lungo tratto, a destra, a sinistra, in alto, non si vede che pietra, senza una casa, senza un sentiero, senza un palmo di terra dove si possa posare il piede d'un uomo; e man mano che si va oltre, roccie, burroni, precipizii, ogni cosa s'allarga, s'approfonda, s'innalza, fino al punto culminante della Sierra, dove la sovrana maestà dello spettacolo strappa un grido di meraviglia.

Là il treno si arrestò per qualche minuto, e tutti i viaggiatori misero la testa fuor del finestrino.

Aquí,” disse un tale ad alta voce, “iba saltando de risco en risco el Roto de la mala figura para cumplir su penitencia.

(Cardenio, uno dei più notevoli personaggi del Don Chisciotte, che saltava in camicia, su per le roccie della Sierra, per far penitenza dei suoi peccati).

Yo,” continuò il viaggiatore, “quisiera que obligáran à hacer lo mismo à Sagasta.

Tutti risero, e cominciarono a cercare, ciascuno per conto suo, un uomo politico inviso, al quale infliggere, coll'immaginazione, quel castigo; e chi propose il Serrano, e chi il Topete, e chi altri; di modo che, in pochi minuti, se i desiderii fossero stati soddisfatti, si sarebbe visto tutta la Sierra popolata di ministri, di generali e di deputati in camicia, ruzzolanti di bricca in bricca, come il masso famoso di Alessandro Manzoni.