Giunge alle isole Arginuse, sulle onde sparse di triremi infrante e di
salme insanguinate; ma non cede all'invito di Callicràtida:
«No»—dice—«foste prodi, cinque contro venti; ma foste Elleni contro
Elleni—e fu una squallida lotta».
Giunge al campo di battaglia d'Isso; ma procede, dicendo ai soldati di
Alessandro, vincitori dei Persiani:
… Salvete, o morti! Leonida non dorme
Dove a un tiranno i lauri il greco acciar donò.
E non s'arresta a Gerusalemme dove l'invocano i crociati spenti, perchè, dice, «io non pugnai per espiar peccati nè mossi in cerca d'avventure e di ricchezza». E non s'arresta alle Piramidi, alla voce dei soldati di Buonaparte, perchè, grida:
Io non guidai sul colle i miei Trecento a Dite,
La libertà sul labbro e la conquista in cor!
E non s'arresta a Zama, dove gridano il suo nome i soldati di
Scipione, sgominatore d'Annibale:
E voi giacete! Io passo! Troppi eravate in campo!
E i numidi elefanti v'apersero il sentier.
E trascorre oltre il campo di Munda, sordo alle voci dei legionari di
Cesare, ai quali rinfaccia il motto del capitano:
Sul colle io per la patria pugnai, non per la vita:
Vincitori di Munda, lasciatemi passar!
E attraversa fiumi e monti, passa il Pirene, giunge in Provenza, si sofferma sul Rodano dove Mario distrasse i Teutoni; ma non s'arresta alla voce dei soldati di Mario, perchè sul sacro colle egli non attese, scrutando le stelle, l'ora in cui potesse combattere con la certezza della vittoria.