—Oh curiosa! Ma credeva che si venisse qui per far man bassa su tutto questo, lei?
—Io?… nemmen per sogno.
Certo che lo credeva, e con lui chi sa quanti, che all'entrare dei nostri soldati si saranno chiusi in casa e fatti dar del codino. Ma ora che si son disingannati e rassicurati, non credo che saranno meno sinceramente italiani degli altri.
Non ricordo in che villaggio, una donna del popolo fermò il primo ufficiale che vide, e gli disse con voce affannosa e supplichevole:—È una buona persona il nostro curato, glie l'assicuro; è un galantuomo; non gli dispiace mica che vengano i soldati italiani; non gli facciano nessun male, lo raccomandi lei ai soldati, ci faccia questa carità….
Quella donna credeva fermamente che il «mandato» dell'esercito italiano fosse di far la festa ai preti, come diceva don Abbondio. Ora lamentatevi, se vi pare, ch'essa non abbia messo fuori dalla finestra la bandiera tricolore.
Passava un drappello di seminaristi, per una via di Nepi, poco dopo che v'erano passati i soldati. Un popolano, accennandoli, disse in tuono burlesco:—Ora…. quelli là…. è finita….—E mi guardava.
—Perchè finita?—gli domandai.
—A questi lumi di luna….
—Ma che lumi di luna! I seminari e i seminaristi seguiterete ad averli; ce li abbiamo anche noi, e ce li avremo sempre.
Fece un atto di stupore, e poi domandò:—In Italia? Ce li avete anche voi in Italia?