A quelli di voi, finalmente, il cui cuore è già vinto e batte col mio, io mando il saluto del compagno e il bacio del fratello, e dico:—Perseverate, o prediletti, anche nel campo più faticoso, nella parte rigidamente economica di questi studi, perchè il periodo idillico del socialismo è chiuso da un pezzo, perchè esso è giunto a tal grado di maturità, che non basta più il portargli il semplice contributo della passione: dovere di tutti ora è di tradurre i sentimenti in idee, di rispondere ad ogni lamento del popolo con una ricerca alacre e paziente dell'intelletto. E andate innanzi senza alcun fine, senza attender nè sperar alcuna gratitudine, non cercando il premio che nella soddisfazione altissima di operare secondo coscienza, di non aver più bisogno di mentire, nè di soffocar la voce dell'anima, nè di mascherar l'egoismo; il che vi riuscirà assai più facile che non pensiate, perchè la grande quistione sociale, la quale tocca tutte le scienze come l'oceano bacia tutte le terre, ha pure questo di benefico, che schiaccia col peso della sua grandezza, che offusca con la forza del suo splendore ogni meschina vanità, ogni basso interesse di colui che le si consacra. Comprendendola degnamente, voi abbraccerete nel vostro affetto fiammeggiante non soltanto le classi sociali che più lo meritano e più n'han bisogno, ma pure la vostra, per la quale v'entrerà nel cuore una sollecitudine nuova e profonda; sentirete sorgere in voi attitudini e forze sconosciute; sentirete nel vostro ingegno e nel vostro petto dilatati fremere il soffio dell'umanità, come il palpito d'una seconda giovinezza, più poderosa e più dolce di quella che già vi ferve nel sangue e vi splende sul viso.

Voi conoscete l'immaginazione terribile del Carlyle, che raffigura il mondo presente in una landa selvaggia e caotica, coperta di nebbie pestilenti, gravata d'un'atmosfera di piombo, nella quale scrosciano diluvi e guizzano lampi di rivoluzione, e per le vaste tenebre non luccicano che le fosforescenze della filantropia, e non v'è più stelle nel cielo. Ebbene, manca un'immagine al quadro: una moltitudine che empie tutto l'orizzonte, estenuata e lacera, rivolta tutta verso un punto dove biancheggia il cielo, con le braccia stese a invocare il nuovo sole, il sole che le asciughi le lagrime, che le riscaldi le membra, che le abbellisca la terra, che le faccia amare la vita. Oh, questo sole splenderà, abbiamone fede! Possiate voi, che siete giovani, vederlo sorgere, e felici quelli che, salutando il suo primo raggio, potranno dire nella propria coscienza:—Io l'ho desiderato ed atteso!

Torino 1892.

IV.

Per il 1.º Maggio.

AGLI OPERAI.

Ringrazio l'Associazione generale dell'invito onorevole che m'ha rivolto, e mi affretto a dire che, accettandolo, ho compreso l'intento a cui era ispirato e il dovere che quell'invito m'imponeva. Ho compreso che questa grande Associazione, la quale non ha carattere politico, ed è composta di operai d'opinioni e di tendenze diverse, intendeva di esprimere il suo consenso, in questo giorno, a quel che v'è di comune nelle aspirazioni di tutti i lavoratori, a qualunque partito appartengano; e che perciò, nel commemorare qui il 1.º Maggio,—pure dichiarando e spiegando la mia ferma fede socialista, condizione sottintesa della mia accettazione,—avrei dovuto, non solo non offendere in alcun modo gli uditori d'opinione contraria, ma mantener l'animo a un'altezza, così serena, esporre il mio pensiero con parola così cauta e pacata, da render accetto il mio modesto discorso anche a coloro che avessero giudicato inopportuno l'invito di cui ero onorato.

Parlare serenamente! Non mi costerà alcuno sforzo, lo potete credere. Come si può aver l'animo inclinato alla violenza e al rancore in un giorno di festa? Tale, infatti, è oramai il 1.º Maggio. Festa singolare, non di meno, che desta tanti pensieri, tanti sentimenti diversi ed opposti! Pochi anni sono, prima che il Congresso internazionale dei lavoratori, tenutosi a Parigi nell'89, accettando la deliberazione già presa dalla «Federazione americana del lavoro» nel Congresso di San Luigi, fissasse alla data del 1.º Maggio la grande manifestazione per la giornata d'otto ore, ognuno, svegliandosi in questo giorno, rivolgeva la mente, come sempre, ai propri affari quotidiani: era questo un giorno come gli altri per tutti. Ora, non v'è più cittadino di paese civile, a qualunque classe o condizione sociale appartenga, il quale, aprendo gli occhi la mattina del 1.º Maggio, non volga i suoi pensieri sul nuovo significato che questa data ha assunto nel mondo.

Sono, in milioni d'uomini, pensieri d'allegrezza e di speranza; sono, in altri milioni, pensieri inquieti e tristi; è, in molti ancora, un sentimento irragionevole di terrore; è, anche negli spiriti più leggieri e più scettici, questo pensiero: che v'ha in tutti i paesi una quistione, più importante d'ogni avvenimento politico, la quale abbraccia tutti gli interessi dello Stato e degli individui, e che può a quando a quando e per varie cause esser dimenticata, mascherata, sopita; ma che incessantemente, fatalmente, anno per anno, giorno per giorno, si dilata, s'inalza, soverchia ogni altra quistione, attira a sè tutti gli sguardi e tutte le menti come un grande fenomeno della natura. Ed è già questo un effetto benefico, che nessun lavoratore può disconoscere, della festa del 1.° Maggio. E noi più che gli altri siamo indotti a meditare, noi che abbiamo una visione più larga e più netta di quello che accade in questo giorno sulla faccia della terra. Noi pensiamo che in quest'ora stessa, in centinaia di città, in villaggi innumerevoli, altre migliaia d'oratori stanno dicendo, in dieci lingue diverse, ad altre migliaia d'adunanze come questa, le stesse cose ch'io sto per dire a voi; noi vediamo nei grandi sobborghi di Berlino, di Parigi e di Bruxelles, nell'Hyde-Park a Londra, nel Prater a Vienna, nel Buen Retiro a Madrid, nel parco Cismigiu a Bucarest, nello square dell'Unione a Nuova York, nelle vaste piazze delle nuove città dell'Australia, dove il 1.° Maggio è già una festa ufficiale in più Stati, vediamo per tutto legioni di lavoratori, che in forma d'assemblee, di processioni, di cortei simbolici, di feste campestri e di canti solenni esprimono tutti una sola idea e una sola speranza; e a questa visione ci si commove l'anima come davanti a uno degli spettacoli più maravigliosi di cui ci dia esempio la storia.

E quale anima potrebbe rimaner chiusa e fredda all'udir le parole che s'alzano da quei milioni di cuori?—Sia affrancato e onorato il lavoro e diventi una legge per tutti—Siano confederati gli uomini nella lotta contro la natura e abbia tregua la lotta feroce per l'esistenza fra uomo e uomo—Cadano le barriere che dividono ogni nazione in due popoli, e si diffondano egualmente nelle moltitudini, come la luce nell'aria, i benefizi della civiltà, che sono frutto dell'opera comune—Cessi lo spargimento del sangue, cessino gli odi fra le nazioni, perchè l'ultima meta di tutte è una sola, e occorrono a raggiungerla gli sforzi concordi della razza umana.—Belle e sante utopie!—ci rispondono,—e la prova che sono utopie è che sono antiche quanto la vita sociale e non sono ancora diventate realtà.—Ah! v'ingannate. Erano aspirazioni solitarie degli umili, erano aspirazioni sparse e divise, che assumevano nelle menti incolte forme indeterminate o mostruose, e prendevano forza in una gente quando cadevano oppresse in un'altra; ma ora sono il proposito fermo di moltitudini d'ogni paese, ordinate e alleate, che operano concordemente e ad un tempo: la scienza le formola e le sostiene, le forze che le comprimevano si sfasciano, la coscienza universale le accetta; erano chiarori di lampo che solcavano la notte, e ora sono l'alba che rischiara l'orizzonte; erano soffi di vita che scotevano a quando a quando un'atmosfera morta e ora sono la primavera che risveglia il mondo.