— Io sarei d’avviso d’aspettare ancora un pochino — mormorò Godano.
— Anch’io, anch’io, anch’io! — gridarono tre o quattro altri.
— Cinque o sei giorni, una settimana — disse don Prato. — Potrebbe darsi che fosse qui anche sor Luigi, allora sì che si starebbe allegri!
— È vero — mormorò l’avvocato, e soggiunse fra sè: — Toh! come diamine questo è venuto in testa a lui e non a me?
— Chi sa che non torni anche Bechio — disse il barbiere.
E si cacciò a ridere.
— A proposito — esclamò l’avvocato — ho sentito a parlare di questo Bechio, scomparso anche lui come... E nessuno sa dove sia?
— Eh no, signore — rispose Godano, — non si sa proprio niente. C’è chi assicura d’avergli visto in mano un passaporto del signor generale Bonaparte, ma la credo una favola.
— Che uomo era?
— Peuh! — brontolò il chirurgo. — Io dico che se gli hanno empita la testa di piombo, hanno fatto un vantaggio a lui che l’aveva leggiera e un gran servizio al paese!