Dianzi, scendendo, aveva portato con sè il suo scialletto. Diede un’occhiata in giro per cercarlo, e fu così che vide ritto sulla soglia, distintamente, un uomo alto, pallidissimo, con l’abito aperto e orrendamente chiazzato di sangue sul petto. Ella cacciò un urlo e si buttò avanti, stendendo le braccia, rovesciando la seggiola.

Fuori era buio fitto: ora i vapori occultavano la luna, però le parve di scorgere una figura che voltava a man destra dietro l’angolo della casa. Si slanciò gridando: — Luigi! Luigi! Luigi! — Giunse correndo fino alla siepe dell’orto e tosto, tirata da nuovi e più furiosi latrati del cane, si gittò nella piccola strada che sboccava in quella di Racconigi. Tornò presto indietro e prese ad aggirarsi pel giardino all’impazzata, balzando dal fango dei viali nell’erba fradicia dei prati, sdrucciolando, incespicando, urtando nei tronchi, quasi colta dalla brama di perdersi anch’essa nelle ombre ove pareva si fosse disciolta la larva di suo marito. Passò una, due, tre volte davanti al cancelletto che metteva al piazzale della parrocchia; alla fine si accostò e ricominciò a chiamare con voce sommessa, accorata, supplichevole: — Luigi! Luigi! Luigi!... — Egli era certo lì oltre; non lo vedeva ma lo sentiva. Subitamente scosse la testa con veemenza, come per cacciarla tra gli stecconi; vi si attaccò con forza, scrollò, squassò, lottò a lungo freneticamente, ammaccandosi le mani, rompendosi le unghie nell’ostacolo inanimato. E fu vinta: in un istante ogni pensiero scomparve dalla sua mente; prima ella rimase immobile come irrigidita, poi allentò le braccia, piegò la persona, e si prostrò.

Oliveri, riscosso dall’urlo istantaneo, acutissimo, era saltato dal letto e, infilata la veste da camera, sceso giù tentoni nel salottino. Stava là, mezzo basito, mirando la sedia caduta e l’uscio spalancato, senza saper cosa fare o cosa immaginare, quando udì un passo misurato e pesante che si avvicinava dalla parte del cortile; si rianimò, corse fuori e vide Gabriel col suo schioppo in una mano e nell’altra una lanterna ciondolante a fior di terra.

— Cos’è? cos’è stato? — domandò ansiosamente Oliveri.

— Non so niente — rispose il colono.

— Ma mia figlia... Dov’è andata mia figlia?

— Sua figlia?!

— Ma cos’hai visto? Cos’hai sentito? Cosa credi?

— Cosa credo? Ho paura dei francesi, io. Ne fanno di tutti i colori. Rubano tutto, portano via tutto: cavalli, vacche, pecore, porci, galline... E, quando possono, anche le donne. Si faccia animo, venga con me.

E passando in giardino, entrò nel viale che conduceva al cancelletto.