— Basta — diss’egli dopo un poco, stringendosi nelle spalle come chi rinunzia a risolvere un problema; — tu hai dato la lingua al fabbro, ed io me ne vado a letto.
Prese una candela, l’accese, e se ne andò senza che Liana mostrasse d’accorgersene. Ma ella si scosse subito, appena dileguato per le scale il rumore dei passi di suo padre; chiamò Menica, che girava per la cucina rimaneggiando le stoviglie e seguitando a brontolare, e le disse che poteva andare a dormire.
— Vado subito, ma chi chiude? Chi spranga gli usci? Chi...
— Farò tutto io, va pure.
La donna uscì senza aggiunger altro.
Liana rimase sola; teneva le braccia posate, abbandonate sulla tavola, ed ora chinava la faccia pensosa, afflitta da un’intensa malinconia, ora la rilevava rasserenata, quasi si sentisse sorgere in cuore un’improvvisa ed arcana speranza. Ella aspettava un ricordo, una sensazione che doveva infallibilmente venire, e ad un tratto se ne sentì piena la mente. — Era in quella medesima stanza, a quel posto, lavorando o leggendo con le spalle voltate alla porta che metteva in giardino... Luigi entrava pian piano, in punta di piedi, rattenendo il respiro; veniva a lei, le prendeva la testa e rovesciandola verso di sè, la baciava sulla bocca. Questo era avvenuto non una, ma più volte nei primi tempi ch’essi si trovavano insieme a Murello. Le salì al viso una vampa; chiuse gli occhi, porse le labbra, stringendo le braccia alla vita, come per tener ferme e raccolte tutte le potenze dell’animo. Ecco: egli veniva, accorreva da lontano, nella notte oscura, ebbro di gioia, di desiderio, d’amore. Ella lo chiamava, lo invocava, tutti i sensi tesi in un’aspettazione ineffabile, ardendo nelle membra e nel cuore. Dio, Dio, come lo amava! Stringerlo ancora, una volta ancora tra le braccia, e morire!
Nulla si moveva nel silenzio ampio e profondo. Continuò ad immaginare appassionatamente. Un brivido repentino le corse le vene: le pareva di sentir tentar l’uscio. Si alzò, si voltò: era chiuso. Andò ad aprire come avrebbe aperto ad un amante.
La luna falcata, velata di vapori, spargeva sul giardino un fioco lume d’argento. S’udiva in distanza il mormorìo dell’acqua corrente al mulino.
Liana rientrò subito, delusa; tornò a sedere dov’era prima. Passò mezz’ora, forse più. Un cane abbaiò minaccioso in una cascina posta lungo la strada di Racconigi; altri cani risposero mugolando qua e là nel paese. L’orologio della chiesa battè parecchi tocchi. Liana non contò che i primi...
Il tumulto confuso de’ sentimenti a poco a poco si era acquietato; ma ora le pareva di venir perdendo il lume degli occhi, ora che ogni cosa si movesse in giro; poi cominciò a provar la sensazione strana di scender lentamente, inesorabilmente in una profondità gelida e tetra... All’improvviso si trovò in piedi senza saper nè come, nè perchè: la stanza era chiara, ogni cosa al suo posto ed in ordine; ma il senso di freddo durava, come se una brezza rigida e maligna le battesse sul collo e sulle spalle.