Bechio si accostò, gli posò una mano sull’omero:

— Ma insomma, sei o non sei un buon patriotta?

— Son quel che sono, santo Iddio!

— Che Dio d’Egitto! L’Être suprême, caro te! E andiamo avanti. Ma vedete un po’? io che credevo di farti un piacere, un onore!

Si allontanò a lenti passi; giunto in mezzo alla stanza, levò le mani in alto e cominciò con enfasi:

— Oh spirito sublime, sublimissimo di Luigi Ughes, tu che siedi immortale nel regno dell’eterna felicità, fra i Junod, i Chantel, i Boyer, i Berteu, i Tenivelli, i Paroletti, i Buglioni, e fra gli altri innumerevoli subalpini, strenui difensori dell’eccelsa causa della nostra Libertà e vittime della savoiarda barbarie, guarda in giù, e vedrai il suocero tuo che rifiuta di seguire le orme tue gloriose...

— Alle corte: volete denari?

— Denari! — esclamò lo speziale, continuando a scrollare il capo verso i martiri invisibili. — Lo sentite? Voi avete dato il sangue, o grandi anime politiche, e costui offre denari! — Incrociò le braccia e guardò l’avvocato con piglio severo: — È una gran fortuna per te, ch’io sia solo a conoscere il tuo procedere incivico.

Oliveri alzò sdegnosamente le spalle.

— Ehee! — fece Bechio, tenendogli addosso gli occhi irritati, — questo non è tempo da motteggi. Per viver tranquilli, bisogna rigar diritti.