— Benissimo, benissimo.

— Perchè già io credo che non si possa far a meno d’un circolo patriottico anche qui. Non fosse che per corrispondere con quelli di Saluzzo, di Cuneo, di Pinerolo. Io penso che ogni villaggio dovrebbe avere il suo, come ogni città. Tutti dobbiamo tener gli occhi addosso ai governanti, vedere se si mantengono puri e degni del mandato che hanno ricevuto. Senza i circoli, l’opinione pubblica non avrebbe modo di farsi sentire; essi sono le bocche da cui tuona la voce del popolo. Smascheriamo gli ipocriti, cittadino, smascheriamo gli ipocriti!

L’avvocato non rispose, dimenava nervosamente le ginocchia guardando il soffitto.

— Io son contento — ripigliò Bechio, dopo una pausa, — perchè vedo che siamo pienamente d’accordo.

Oliveri voltò la testa, lo interrogò con lo sguardo.

Lo speziale continuò tranquillamente:

— Dirò dunque agli altri municipalisti che noi due abbiamo deliberato di fondare subito una società patriottica, e che...

— Noi?! — esclamò l’avvocato. — Come c’entro io? No, no, no, fondate tutto quel che volete, ma lasciatemi stare.

— Ehe, cittadino, certo che potrei far benissimo senza di te. Non è l’autorità che mi manca. Il mio partito è forte in paese. I contadini sono quasi tutti dalla mia, e finora li ho condotti sempre dove ho voluto... Però, ti voglio parlar chiaro: in questa faccenda ci sono due o tre che nicchiano. Già sai chi sono: il parroco, il notaio, il chirurgo... Ma quando sapessero che siamo concordi, eh! allora... Hai capito? Perdiana! fra due anime come tu ed io, che vogliamo fermamente la stessa cosa, sarà gran che se non ci vien fatta!

Oliveri diceva di no colla testa, e si andava scontorcendo sempre più.