Bechio aspettò che Menica se ne fosse andata pei fatti suoi, poi si accomodò, trasse di petto un foglio e lo spiegò pianamente.
— Ecco qui — diss’egli, — questo è un discorsetto che ho scritto io per l’inaugurazione del circolo patriottico di Murello. Non son malcontento tutt’insieme del modo col quale l’ho combinato, ma vorrei farvi entrare un po’ più di mitologia, e in questa non sono mai stato forte; perciò, cittadino letterato, son venuto a pregarti...
— Ho capito — interruppe Oliveri — date qui, ce ne metterò tanta che sarete contento.
— Un momento! — rispose Bechio, tenendo sempre in mano il suo foglio, — vorrei ancora il vostro avviso sul mio modo di porgere.
E rizzatosi e atteggiata la persona a maestà, cominciò con voce alta e stridente:
— Cittadini, la face della Libertà, che l’invincibile Nazione francese, calando giù dalle montagne, venne ad accendere in Piemonte, giunse ad illuminare anche questo nostro piccolo comune, che, appena visti i mirifici raggi, subito ravvisò estinta l’idra della tirannide e il drago dell’aristocrazia. Oh Libertà! da questi malnati mai sempre combattuta e depressa, quanto sei amabile! Oh felici e beati voialtri che avete la bella sorte di possederla! Mi raccomando, fate di non perderla più. E voi, voi tutti barbarissimi despoti, crudelissime sanguisughe dei popoli, tremate! Oh Murellesi! Io non offenderò le vostre patriottiche orecchie coi nomi esecrandi dei Bertoldi, degli Emanueli, dei Filiberti, dei Vittori, degli Amedei; non nominerò che un Carlo, l’ultimo, il più feroce di tutti. Egli portava l’abitino del Carmine al collo, sentiva tutti i giorni la messa, recitava sovente il rosario, aveva ottenuto dal Papa un’immensa quantità di feste per tutti i suoi Stati, faceva raccolta di reliquie, era ascritto a tante confraternite, teneva, fra il lusso asiatico della sua camera d’udienza, un gran crocifisso, di cui baciava ad ogni momento le piaghe, insomma non la finirei più se volessi enumerare eloquentemente tutte le infinite devozioni che praticò. Ebbene, voi avete visto le sue truppe a Racconigi tirare a mitraglia contro povera gente, che spietatamente oppressa, gridava: Libertà! Libertà! Libertà! E vive ancora quel mostro; e la terra lo regge, e il cielo lo copre...
— Basta! — esclamò Oliveri, ch’era venuto sbarbicando minutamente la sua penna, — leggete così che farete furore.
— E finirei con due versi:
Viva Eguaglianza e viva
Virtude e Libertà!