— Giuraddio! — imprecò poi, facendo l’atto di sfoderare la sciabola. — Adesso vedremo un bel giuoco...
Non aveva finito di dire, che l’uscio della stanza contigua fu aperto di colpo; Massimo si slanciò fuori, pigliò lo speziale per il petto, lo squassò, lo ributtò, sparì con lui nell’andito.
Rientrò dopo un momento, raccolse e gettò dalla finestra il berretto del repubblicano rimasto in terra, poi stette a capo basso, finchè non ebbe udita un’usciata violenta e lontana.
— Bene — diss’egli, — se n’è andato.
Oliveri, dinoccolato nel suo seggiolone, soffiava come un mantice; Liana, curva sopra di lui, gli domandava premurosamente come si sentisse e se volesse prendere qualche cosa. Ma ci volle del buono e del bello prima di ottenere una risposta.
— Camomilla, camomilla; ma più tardi, non adesso... Lasciami riprender fiato... Ooh! l’ho fatta grossa. Uscir dai gangheri a questo modo, alla mia età! È la prima volta in vita mia, e mi sarà fatale. Il cuore mi dice che avremo dei guai, dei guai, dei guai; ed ho sempre veduto che certi presentimenti non isbagliano.
Massimo si accostò per cercar di acquietarlo.
— Anche lei — proseguì Oliveri, — anche lei... Cosa diavolo le è venuto in mente di saltare in bestia anche lei? Non bastava quel che avevo fatto io?
— Senta — osservò il giovane, — colui era armato, io no: se avesse voluto...
— Bella ragione! Cosa voleva fare, in nome di Dio? Venir a singolar certame qui in questa stanza? Non ci sarebbe mancato altro. Lei poi non conosce Bechio, se lo crede uomo da stare a tu per tu con qualcuno. Scappa, sguscia di mano, ma poi... poi si vendica. Non ha pensato che poteva metter su tutto il paese? Scommetto che a quest’ora è in giro a far gente. Ci vuol poco, nei tempi in cui siamo, a scatenar la plebaglia. Basta una calunnia, un’insinuazione, una favola; basta una scintilla per dar fuoco a una mina. Chi sa mai cosa inventerà quel birbante matricolato! Oh Liana, figlia mia, ch’io abbia a veder questa casa distrutta a furia di popolo! Che sarà di noi? Cittadino!... No, voglio dire signor cont... signor Massimo, insomma, creda a me, l’abbiam fatta grossa!