Il petto le si era venuto gonfiando; non potè aggiunger altro.
Boschis stette un poco sopra sè.
— Non so niente — disse poi, guardando a terra. — Ma potrebbe darsi benissimo che qualcuno dei miei amici avesse veduto suo marito. Con permesso.
E tornò rapidamente verso i compagni.
Liana lo vide trarre un di costoro in disparte e cominciare a parlargli animatamente. L’altro crollava il capo. Boschis pareva insistere, si riscaldava, alzava la voce; e l’altro duro, continuava a dir di no, di no e di no. Allora un giovane in uniforme francese, che aveva nel volto una certa autorità, salto giù dall’argine, li chetò; poi udite le ragioni del dissenso e affissato un po’ l’occhio in Liana, si mosse pian piano. Boschis lo seguì con faccia compunta.
— Signora Ughes — disse quello dall’uniforme, giungendo di fianco al legno e inchinandosi con disinvoltura, — da quel che sento, lei vorrebbe aver notizie di suo marito?
Liana si protese a lui; un tremito violento le vietò per un istante la parola.
— Le dirò quel che so — riprese il giovane. — Ho avuto il piacere di veder Ughes, il signor Ughes, tre o quattro giorni fa, appunto qui a Racconigi. Ma si è trattenuto pochissimo ed è ripartito, credo, per Torino.
— Come fa a saperlo?
— Mi par che me l’abbia detto lui stesso.