Boschis commosso, nervoso, aveva afferrato il braccio del compagno e glielo stringeva come in una morsa. Questo si voltò e gli fulminò un’occhiata.
— Dunque — ripigliò tosto Liana — non vuol proprio arrendersi, non vuol compir l’opera di misericordia?
— Non è la volontà che mi manca. S’immagini! È un supplizio, un vero supplizio, non poter contentare una così amabile, una così bella signora.
Il viso di Liana diventò freddo, severo.
— Mi scusi — continuò l’altro, un po’ confuso, — non ho voluto farle un complimento...
Il cavallo, imbizzarrito da uno scoppio strepitoso d’applausi, scalpitava, non voleva più star fermo. Gabriel faceva tutti i suoi sforzi per calmarlo, per ritenerlo.
Il giovane si slanciò, restò ancora un momento vicino al legno.
— Senta — gridò egli, mettendosi una mano al petto, — cercherò, m’impegnerò... Le farò saper presto qualche cosa a Murello; glielo prometto, guardi, glielo giuro!
Liana accennò del capo e non si voltò più. Guardava diritto davanti a sè, stringendo le labbra, riandando dolorosamente quanto aveva udito.
— Luigi era stato a Racconigi e di lì partito per Torino? Ma era poi vero? Che costava a quei giovani una bugia di più o di meno, pur di non compromettere la loro causa! Come credere ch’egli fosse veramente partito? Non volevano ch’ella s’informasse, cercasse di lui, lo distogliesse dalle sue tenebrose occupazioni. Non volevano arrischiar di riperderlo, dopo aver faticato tanto per toglierlo a lei. Che infamia! Che orrore!