Chiuse gli occhi un momento per riposare la mente, per richiamare a sè tutto il vigor dello spirito, tutto il vigore del corpo.

Li riaprì subito sentendo che il colono metteva il cavallo al passo. La strada in cui entravano aveva l’aspetto animato dei giorni di fiera o di mercato. Nulla dava indizio che quello fosse un giorno di sollevazione e di tumulto. I mercanti, i bottegai non solo non avevano chiuso, ma tenevano in mostra il fiore delle merci e delle derrate, contando forse su un maggior numero di compratori.

Uomini, donne, fanciulli, tutti col vestito delle feste, formavano un rimescolìo di colori variati, pieno di vivezza e di mobilità. Gli abitanti, che non erano in giro, guardavano aggruppati sulle porte, affacciati alle finestre, ai terrazzini. Le comitive, le brigatelle, incontrandosi, si fermavano e si univano; o si salutavano, passando, con evviva, strette di mano, risate, motteggi. S’udivano dalla strada le voci e lo schiamazzo dei bevitori e dei mangiatori attruppati nelle bettole.

— Bisogna che il vino si venda al prezzo fissato dagli avventori — mormorava Gabriel, — o che oggi ci sia chi paghi per tutti. Senta che baccano!

Ma più oltre, davanti al castello, la scena cambiava aspetto, aveva un non so che di più significativo, di più minaccevole.

Qua e là si ballava la Carmagnola al suono dei pifferi e d’ogni sorta d’istrumenti improvvisati. Quelli che facevano da spettatori cantavano o zufolavano l’aria, o sbraitavano le parole:

Madame Veto avait promis

De faire égorger tout Paris;

Mais son coup a manqué,

Grâce a nos cannonié: