Oramai il caldo se n’è andato, il freddo non è ancora venuto: cosa vuole di più? Questa è la vera stagione di stare in campagna. A mio parere Ella è nata per viverci tutto l’anno. Ho notato che contempla spesso e volentieri la infinita grandezza della natura. In città vi sono troppe case e troppe cose fra la natura e noi, non le pare?
Lei ha la mente osservatrice, e questo è il più gran baluardo contro alla noia. E se mai l’aiuterò anch’io a combatterla, nella misura delle mie deboli forze. Metterò a sua disposizione la mia conoscenza delle cose di questo paese, acquistata gradatamente e non senza fatica. Prometto di divertirla. Vi saranno giorni in cui le parrà d’aver letto, che so io? una novella del buon tempo antico; sere in cui le parrà di essere stato al teatro.
Tempo fa anch’io andavo a caccia; ho poi lasciato, perchè mi si era intenerito il cuore in modo straordinario.
Se l’animale, a cui sparavo, restava lì sul colpo, lo raccoglievo, lo intascavo e tiravo via tranquillo; ma se lo vedevo svolazzare, dibattersi, soffrire, ahimè! non mi bastava più l’animo nè di pigliarlo, nè di finirlo, e cominciavo a imprecare contro a me stesso, a far atti di compassione, a dire parole di scusa. Così non porto più che l’ombrello od il bastone.
Torniamo a bomba, torniamo agli anni in cui ero appassionato per questo barbaro spasso. Al presente ci sono cinque cacciatori a Casaletto, allora erano almeno una dozzina. Spesse volte si usciva tutti insieme. Trovato un bel campo di stoppie o di trifoglio, si cominciava a cacciare. I miei compagni si mettevano a girellare, fischiavano una schioppettata qui, un’altra là, e passavano oltre.
— To’ to’ — dicevo io alla mia fida cagnetta — hai visto che bel lavoro? Ora tocca a noi. Rifacciamoci da capo, e attenzione. — E mi rimettevo in cerca, adagino adagino, calcando e ricalcando tutte le orme, passando e ripassando in tutti i solchi, senza tralasciare nè un cespuglietto nè una piota. Frugato diligentemente il primo campo, entravo in un altro; e a farla corta, e senza vantarmi, empivo quasi sempre la carniera proprio là dove i miei amici credevano di non aver lasciato più nulla.
Questo per dire che anche nei luoghi più esplorati, c’è sempre da riesplorare.
Io per me non credo sia necessario andare oltremonte od oltremare, navigare sotto l’ardente linea o verso il freddo polo, per vedere cose nuove.
Chi piglia diletto nell’informarsi dei costumi della gente e nel filosofare sulla virtù e sui vizi, e gode indagarne le cause e gli effetti, troverà dappertutto pascolo abbondante alla sua curiosità.
Chi volesse conoscere minutamente due miglia (per lungo e per largo) del proprio paese, dovrebbe mettere la mente in moto assai più di tanti statisti, economisti, letterati, scienziati, filosofi che vanno di qua e di là con la persona, per vedere come si governa, si traffica, si studia e si passa questa grama vita in molte parti dell’orbe sublunare.