Il vostro dev.mo
R. Duc.

XXIV.

— Il caffè — disse Roberto al servitore; poi soggiunse, rivolgendosi a Tomatis. — Mi pare che si potrebbe prenderlo in giardino, non è vero?

Uscirono e si avviarono verso la tavola e i sedili alla rustica, posti al piede d’un gran platano decrepito. Intorno intorno piovevano le foglie gialle, spiccate dai rami come da migliaia di piccole mani invisibili.

— Dica un po’ — esclamò il maestro, quando si furono messi a sedere: — quei tre o quattro fatterelli che le ho raccontato pranzando, non ricordano forse le burle e le piacevolezze che si leggono nei libri del Boccaccio, e di altri antichi novellieri?... Lei non è mai stato a veglia (scusi) in una stalla? Ah! lì sì che c’è da divertirsi! Sopra tutto se il luogo è grande, e se vi sono giovinotti e ragazze in buon numero. Si canta, si salta, si balla... e, quando c’è qualcuno che sa parlare e dir le novelle, si ride o si piange. Alle volte è un soldato in congedo, ma più spesso un vecchio o una vecchia. Simone Falco, che è morto l’anno passato di ottantotto anni e sette mesi, era famoso. Bisognava, per esempio, sentirgli raccontare la storia di Giulio e Giulietta, che aveva appresa dal suo nonno, grande di età...

Giuseppe venne a posare il vassoio sulla tavola; e Roberto domandò al maestro se il caffè gli piaceva dolce o amaro.

— Piuttosto dolce — rispose Tomatis. — Ecco, così va bene; tante grazie... Lei non la conosce, eh?

— Cosa?

— La storia di Giulio e Giulietta?

Roberto crollò il capo.