— E perchè?

— Euh! a star dietro a tutti i si dice c’è da perdere la testa.

— Già.

— Può aver dato il suo cuore a un altro... Oppure, avendo ricevuto una buona educazione, non se la sente di sposare un contadino; l’educazione, si sa, è una seconda natura. Comunque sia, io li compiango tutti: padre, figlia e spasimante. L’altra sera sono stato casualmente presente a una scena, che mi ha fatto paura e pietà. Dubito che la faccenda voglia andare a finir male. Miserie, caro signor Roberto, miserie umane.

Roberto accese una sigaretta e buttò lontano il fiammifero. Tomatis guardò l’orologio.

— Basta — diss’egli, — lei mi ha fatto passare una giornata deliziosa, indimenticabile...

Roberto fumava, guardando le nuvole. Una frondicella appassita venne a cadere sulla tavola. Il maestro la prese e scorse un bruco tanto somigliante alla foglia sulla quale era posato, che ci volevano proprio i suoi occhi per distinguerlo; e vi era poi tanto appiccicato sopra, che non si smuoveva neanche a scuoterla.

— Ecco — osservò Tomatis, tanto per dir qualche cosa: — se quest’insetto fosse morto o dormisse della grossa, sarebbe caduto senz’altro... Dunque è vivo, è desto, ma assorto... così assorto in qualche dolce pensiero, che nulla vede e nulla sente attorno di sè.

XXV.

Vi fu un seguito di giornate temperate ed uguali. La terra si estendeva libera e bruna, sotto un bel cielo d’un azzurro lucente e gentile, corso di vene come un marmo; gli alberi rosseggianti e gialleggianti a varie tinte, si alleggerivano dolcemente, continuamente. Lo spettacolo dei lavoratori sparsi nei campi aveva qualche cosa di forte e di antico; i mucchi di gramigna, che bruciavano e fumicavano più qua e più là, animavano i luoghi dove pure non si vedeva nessuno.