— Niente, niente; faloticherie, idee gotiche, sciocchezze che passano per la testa...

Un giorno però, mentre correvamo nel calessino sulla via di Vernasca, il maestro scappò a dire:

— Poh! Non sarebbe più naturale che invece di questo vecchio macacco, lei avesse accanto una bella moglietta?

Un’altra volta poi pregò Roberto di mostrargli il palazzetto, di cui non conosceva che il terreno. Vide tutto dalla cima al fondo, mormorando di continuo: — Che peccato! che peccato! — Finchè il padrone, impazientito, gli chiese cosa volesse dire.

— Voglio dire che questa è una reggia, caro signor Roberto; gran peccato che manchi ancor la regina!

XXVI.

Era sull’abbuiare; Roberto e Tomatis tornavano dalla passeggiata, l’un dinanzi e l’altro dietro per la strettezza e la mala condizione del viottolino. Tutti e due stavano sopra pensiero: ma a un certo punto, alzando il viso, il maestro vide a poca distanza il crocicchio dove avevano a dividersi.

— Sor Roberto! — esclamò, con l’accento di chi prende una pronta risoluzione: — Lei mi deve fare un piacere.

— Sentiamo — rispose Roberto, senza voltarsi.

— Gradisca... Accetti... Venga domani sera a celebrare, a festeggiare l’Ognissanti con me.