— Volentieri.

— Oh bravo! sarà un grandissimo favore. Senta... non le farò nè un pranzo nè una cena, ma un piatto di buon cuore non le mancherà di sicuro. In casa di noi povera gente quando c’è un piatto di buon cuore, c’è tutto, eh?

Infatti, la sera dopo, Roberto trovò in casa del maestro un’accoglienza non solo cordiale, ma rumorosa.

Lo speziale Forastelli, il misuratore e geometra Roccavilla, venuti per fargli onore e compagnia, lo acclamarono lungamente, indiscretamente all’arrivo. Il giovane signore, che non aveva l’animo agli scherzi e all’allegria, quasi quasi si dolse d’aver accettato l’invito: ma poi, quando costoro si furono chetati, quando fu messa in tavola la cena, ed ebbe gustato il limpido vino bianco che Tomatis aveva cavato fuori in quell’occasione, si riconfortò e si rasserenò.

La stanzetta era assai bene illuminata dalla gran lucerna posta in mezzo alla tavola, e dal buon fuoco che ardeva nel caminetto; la fiamma guizzava e riluceva sur una vetrina di contro, tutta piena di uccelli impagliati, dando loro una strana parvenza di vita.

Invitante e convitati cominciarono a godere le vivande con tutto loro comodo, e a discorrere assai pacatamente, senza interrompersi o soverchiarsi a vicenda.

Il misuratore e geometra (un giovanotto tarchiato, dalla faccia barbuta e abbronzita), andato a cercar ventura in America, vi aveva trovato povertà, onde era stato costretto a tornarsi in Piemonte.

— Ecco — diceva, dopo aver raccontato in succinto i suoi casi; — adesso lavoro dalla mattina alla sera: quando avrò raggranellato qualche migliaio di lire, m’imbarcherò di nuovo, e questa volta...

E faceva l’atto di chi afferra checchessia con molta violenza.

— Bravo! — esclamava Tomatis. — Volete acciuffare la fortuna a ogni costo?