Vi furono degli Ah! degli Oh! degli Uh! I presenti si guardavano l’un con l’altro maravigliati.
— Una scommessa, eh? — No, non una scommessa, come dire una convenzione. — Euh! ma è grossa! — Cose da matti. — Io già non la bevo. — Neanche io. — Come volete che quattro persone sensate, giudiziose... Oibò! — Eh, caro mio, dove entra il bere, esce il sapere. — Diavolo! volete dire che fossero in cimberli? — E perchè no? — Ha ragione la vedova: quello che si scrive in cielo non si scansa. — Bisogna star preparati. — A chi tocca, tocca. — Zitti! sentiamo cosa dice il vecchio Lardone. — Oh Dio, racconta un caso simile accaduto cinquant’anni fa. — E il sindaco? — Strapazza la vedova, che vuol dare a intender fandonie.
Queste e molte altre consimili parole formavano un susurro, un brusìo, che, uscendo dall’osteria, si propagava prestamente e largamente all’intorno.
Un’ora dopo, la piazza e le strade erano seminate di crocchi: il fatto andava per le bocche di tutti, esagerato e aggravato in cento maniere.
Il giorno seguente, durante l’accompagnamento del defunto alla chiesa e al luogo del suo ultimo riposo, la gente non guardava che Roberto, non parlava che di lui.
Era un uomo destinato a sparire fra pochi giorni o fra poche ore o fra pochi minuti. Poveretto, chi sa che tremarella! Che batticuore!
Il venerando Lardone diceva a Roccavilla, che marciava al suo fianco:
— Quel signore lì mi fa ritornar giovane; mi ricorda il tempo in cui s’impiccava ancora al capoluogo. Già. Si vedeva la carretta venire avanti adagio adagio, come dire col passo della morte; e dentro, tra il prete e il boia, un poveraccio scamiciato, color della cenere, che stralunava, e chiudendo le sue manacce, faceva Gesù, Gesù, Gesù. Ma a quei tempi, chi ammazzava doveva essere ammazzato. Il castigo di uno serviva d’esempio a tutti. Già. Ma per adesso...
— Per adesso — rispondeva Roccavilla: — chi vuol giustizia, bisogna che vada in America. Ecco.
A parlar veramente, Roberto non aveva affatto l’aspetto d’un uomo condotto all’estremo supplizio, ma bensì di chi segue il feretro di una persona amata e stimata, d’un caro amico. Un amico sì, povero Tomatis, forse il più leale, il più disinteressato che avesse avuto mai. Ne restava privo proprio nel momento in cui, avendolo finalmente conosciuto, si disponeva ad affidarsi a lui, a lasciarsi guidare da lui.