— Oh glielo dico fuori dei denti!... Fermi tutti. Zitti. Parlo io.
E andò bravamente incontro a Roberto, che veniva avanti a passo lento, guardando le lapidi e le croci.
— Signor Duc, bramerei di parlarle da solo a solo; con suo comodo, però, con suo comodo.
— In che posso servirla? — chiese Roberto, facendosi scorrere la mano sugli occhi, come per rimuovere una nebbia, una scurità che gli stava dinanzi.
— Signor Duc...
— Eccomi qui, dica pure.
— Eh, corpo della luna!... Si faccia coraggio.
Passata la soglia del camposanto, Roberto prese a sinistra, per cercare la scorciatoia che taglia diritto alla strada di Bornengo e quindi al Fortino.
L’aveva appena trovata, quando si sentì dietro le spalle un — ohohopp! — che pareva diretto a lui. Si voltò e vide, a una certa distanza, lo speziale che trottava trottava per raggiungerlo.
— Come mi seccano tutti costoro! — pensò Roberto, fermandosi malvolentieri.