— Un momento! un momento! un momentino! — diceva Forastelli, accostandosi. — Amerei dirle una parola.

— Anche lei?

— Anch’io, sì signore. Cosa vuole? Casaletto è il paese delle chiacchiere. Assurdità e superstizione. Ma la superstizione non mi spaventa. Me ne valgo, la metto a profitto. Lei faccia lo stesso.. Diamine! è giovane, di complessione robusta... E poi lasci fare a me. Stamattina, sfogliando un libro antico, ho trovato l’indicazione di certi ingredienti e delle loro dosi per fare un composto contro l’umor nero; un composto, direi quasi, esilarante. Senta, lo vuol provare? Una cucchiaiata ogni due ore. Non può far male e può far bene. Sarebbe una scoperta, sa. Su via! Coraggio! Io non credo niente, parola d’onore. Tant’è, adesso vado a casa e apro una sottoscrizione per un banchetto da offrirsi All’egregio signor Roberto Duc, appena... appena passato il pericolo. Va bene così?

— A meraviglia — rispose Roberto che non aveva capito, nè si curava di capire.

— Vada franco, eh! Niente paura.

E si separarono.

Roberto aveva già fatto non so quanta strada, quando tutt’a un tratto gli tornarono in mente le parole: — Niente paura. — Voltò indietro il viso: lo speziale non si vedeva più.

— Niente paura!? E come c’entra la paura? Cos’ha voluto dire quello stivale?... Oh santo Dio! Ora che ci ripenso, è la storia del patto che si è divulgata. Questi signori mi vedono spacciato. Che imbecilli! Però, bisogna dire che la faccenda prende un aspetto curioso. Caspita! prima Baino, poi Galosso, poi Tomatis... E va bene. Io farò il possibile per non seguirli. Della campagna ne ho fino ai capelli, e perciò domani... Adagio. Non vorrei che si credesse, che si dicesse... No! Non tornerò in città che alla fine del mese... Niente paura, eh? Vi farò veder io se ho paura!

Arrivando a casa, scorse Giuseppe, Giovanna e Felice in un canto del cortile, stretti insieme in gran colloquio: comprese subito che al Fortino si ripeteva segretamente quanto si diceva già apertamente in paese.

Ben presto poi si avvide che il servitore lo guardava sottecchi, con un misto di curiosità, di compassione, d’ironia; ma però lo serviva con una puntualità e con uno zelo affatto insoliti in lui.