Alcuni venivano avanti pian piano, con fare sbadato, gettando piede innanzi a piede, e andavano a confabulare con Giovanna, seduta sull’uscio. Altri, più sfrontati e indiscreti, si avvicinavano con passo franco ai giuocatori, si piantavano lì come per assistere alla giuocata, e intanto andavano occhiando e sbirciando il giovane signore.

Ma Roberto si divertiva sinceramente, e non badava a loro nè punto nè poco.

Fatte diverse partite, salutò in giro ed entrò in casa. Salito in camera, si spolverò, si lavò, e, non sapendo che fare, si distese sul letto. Lo trovò singolarmente morbido e soffice.

Provava sempre in sè stesso un contento che non sapeva spiegare, si sentiva in un ben essere pieno e perfetto.

— Insomma — diceva tra sè, — non mi riconosco più. Sono quasi felice, ed è un gran dire. Purchè non sia un bagliore che poi mi lasci più al buio di prima...

Chiuse gli occhi, ebbe un ribollimento di pensieri, e istantaneamente si ricordò d’una conferenza sentita parecchi anni prima a Parigi. L’oratore era un illustre medico inglese; il tema: «La morte è sì o no dolorosa?» Non vi aveva mai più pensato, e adesso gli tornavano in mente, per ordine, i punti principali.

— La morte — aveva detto il medico — non è che un semplice atto vegetativo. L’inaridirsi delle correnti nervose equivale a un vero appassimento: l’uomo finisce come una pianta, come un fiore. Il momento supremo è preparato da una sequenza, da un’infinità di altri momenti coordinati e cooperanti. L’ammalato entra, nel maggior numero dei casi, in uno stato affatto sconosciuto a chi è sano: è un languore, un assopimento, un annientamento graduale di ogni sensibilità e di ogni forza, che lo rende ora inconscio, ora indifferente. Tutti coloro che fanno professione di assistere i moribondi: medici, preti, monache, infermieri, sanno che in generale le agonie sono placide e serene. La morte non solo non è per niente più penosa della nascita, ma può essere anche piacevole. Sì, anche piacevole: tutti i pseudomorti, vale a dire tutti coloro che avventuratamente hanno potuto far ritorno dagli estremi confini della vita, sono concordi nell’affermare che l’andata è piana, comoda, facile: un viaggetto di piacere e nulla più.

L’inglese, ottimista e umorista, aveva rallegrato l’uditorio, raccontando come un suo connazionale, salvato mentre annegava, fosse poi diventato acerrimo nemico di colui ch’era venuto a rompergli il corso delle sensazioni paradisiache.

Esaminate partitamente, diligentemente le varie forme dell’asfissia, dichiarandole tutte amabili o dilettevoli o voluttuose, il medico aveva concluso citando due versi latini, il cui senso press’a poco era questo: «Gli Dei hanno nascosto agli uomini le delizie della morte, affinchè continuino a sopportare pazientemente la vita»; e con due altri versi d’un vecchio poeta francese:

Agoniser est un plaisir extrême